Posta
nell'antica pieve di Manerbio e sulla via romana, che da Brescia per
Cremona congiungeva il nostro territorio alla celebre via Emilia, la
parrocchia di Bassano, dedicata fin dalle sue origini all'Arcangelo S.
Michele, ebbe principio e vita da una piccola vicinìa di agricoltori,
soggetti alla giurisdizione feudale del Vescovo di Brescia. Ciò non
vuol dire che si possa fissare con precisione la data in cui fu
costituita la parrocchia o fondata la dotazione del beneficio, poiché
tutto ciò è stato certamente il risultato, più che di un atto
speciale, o di un patto espresso, di un lento lavorio di circostanze,
di un progresso agricolo o di uno sviluppo demografico, come possiamo
constatare in molti altri casi consimili.
A
Bassano, come a Manerbio, Offlaga, Bagnolo, e in molte altre parti del
territorio circostante la
mensa vescovile di Brescia aveva ricevuto, per antiche donazioni di
principi e di signori longobardi e franchi, larga dotazione di diritti
feudali su fondi e case, censi e prestazioni, diritti di pascoli e di
acque ecc. E' naturale che i vescovi provvedessero i loro coloni
dell'assistenza religiosa di un sacerdote, il quale officiava l'antica
cappella di S. Michele quivi eretta, sotto la giurisdizione però
dell'Arciprete della pieve di Manerbio, al quale spettavano tutti i
diritti parrocchiali anche su Bassano, poiché i fedeli di Bassano
dovevano sempre convenire alla pieve di S. Lorenzo per ricevere i
sacramenti, e per compiere i loro doveri religiosi, almeno nelle
principali feste dell'anno.
In
seguito, per l'aumento della popolazione, la cappella di S. Michele
ebbe battistero proprio, e diventando chiesa battesimale iniziò anche
la sua vita autonoma, svincolandosi a poco a poco dalla giurisdizione
della pieve e incamminandosi a diventare vera parrocchia indipendente.
Tutto questo processo non si è svolto in pochi anni, ma in parecchi
secoli, sebbene ci manchino i documenti e le notizie per seguirne la
lenta evoluzione storica.
Sul
principio del sec. XV la chiesa di S. Michele di Bassano non era
ancora parrocchiale o curata:
essa è notata in un elenco delle chiese bresciane come semplice cappella
o oratorio, dotata di due
benefici, uno sacerdotale per il cappellano rettore, l'altro
chiericale per un chierico che fungeva da sacrista e da custode della
chiesa stessa.
La
vera parrocchialità, cioè l'indipendenza e l'autonomia dalla pieve
di Manerbio nell'amministrazione dei sacramenti, non le fu data che
verso la metà o la fine del sec. XV, in seguito alla decadenza
completa delle antiche forme dell'organizzazione ecclesiastica rurale.
E'
circa questo tempo difatti che incomincia la serie cronologica dei
parroci, poiché dei sacerdoti che tennero in precedenza il beneficio
e il governo della chiesa di S. Michele non abbiamo potuto raccogliere
nessuna notizia sicura, e non conosciamo nemmeno il nome.
Abbiamo creduto conveniente di unire alle brevi notizie biografiche di ogni parroco - tanto brevi che per alcuni si riducono a poche date - alcune altre notizie di carattere più generale sulla storia religiosa e civile di questa parrocchia, per dare in questi brevi appunti tutto ciò che è pervenuto a nostra cognizione in una ricerca affrettata.
E’
il primo parroco pervenuto a nostra conoscenza; è accennato come
teste in un atto notarile del 15 Marzo 1430, esistente nell'archivio
della nob. famiglia Brunelli. Dopo di lui succede un altro lungo
periodo di oscurità.
Era
parroco di S. Michele a Bassano nell'anno 1532. Il catalogo queriniano
che lo ricorda, non dice a quale ordine religioso appartenesse. Io
credo di non errare pensando che sia stato un frate dell'ordine, ora
soppresso, degli Umiliati, fiorente e potentissimo allora nella nostra
diocesi, ma già declinante, per le sue ricchezze e per la
rilassatezza della disciplina, verso il suo completo sfacelo. Gli
Umiliati potevano facilmente ottenere dei benefici con cura d'anime e
rimanersene fuori dal loro convento per risiedere nelle parrocchie: in
quel tempo gli esempi da citare sarebbero parecchi. Si noti di più
che nel territorio di Bassano, nel quale la coltura del lino è ancora
in auge, si trovano i fondi migliori della casa principale degli
Umiliati di Brescia, il convento di S. Maria Maddalena di Gambara
presso la chiesa prepositurale di S. Lorenzo[i].
I frati Umiliati, celebri nel medioevo per l'industria delle tele e
dei panni, vi dovevano aver avuto un laboratorio per la lavorazione
del lino e parecchie masserie per i coloni.
Difatti presso la chiesa parrocchiale si trova ancora un
vecchio e vasto fabbricato colonico denominato la
Commenda; el defà de la comenda è passato in proverbio a Bassano
per indicare un grande ed intenso lavoro. Era questa la fattoria
principale degli Umiliati, ed ebbe il nome di Commenda
perché il convento di S. Maria Maddalena di Gambara, cessata la vita
claustrale per la decadenza dell'ordine, fu dato in
commenda a persone ecclesiastiche estranee all'ordine stesso, le
quali godevano le grosse rendite di questi benefici, passando lievi
pensioni alle comunità che ancora stentavano in vita. La provostura
della Maddalena fu data in commenda ai nob. Duranti, i quali la
tennero di successione in successione per oltre un secolo, unendo
contemporaneamente, insieme con molti altri benefici parrocchiali e
semplici, anche il beneficio parrocchiale di Bassano [ii]
Vescovo
di Termoli e Datario di S. Chiesa (+ 5 luglio 1539) ebbe in commenda
per parecchi anni anche il beneficio parrocchiale di Bassano, il quale
dopo la sua morte veniva assegnato, pure in commenda, al suo nipote e
successore nel vescovato di Termoli e nella Datarìa pontificia.
Difatti
due atti notarili dell'Archivio di Curia [iv]
ricordano che Vincenzo Duranti, eletto vescovo di Termoli, con Breve
di Paolo III dell'8 agosto 1539 era investito del beneficio
parrocchiale di S. Michele di Bassano, di un canonicato semplice nella
pieve di S. Maria di Orzinuovi sive
S. Laurenti de Bigolio, e del beneficio parrocchiale della pieve
di S. Maria di Trignago nella diocesi di Verona, tutti vacanti per
rinuncia del loro commendatario Pietro Duranti vescovo di Termoli.
Col detto Breve pontificio era concessa al Duranti la facoltà di
prenderne possesso immediatamente, intanto che la Datarìa approntava
le relative Bolle [v].
Difatti il 25 agosto, nella sacrestia del Duomo di Brescia, alla
presenza del sac. Andrea Martinazzoli rettore parroco di Treviso (ecclesiae
de Catiis) e del notaio Pietro Cabrini, l'Arcidiacono Aurelio
Duranti, delegato apostolico, riceveva il Breve di Paolo III,
presentato dal nob. Giorgio Duranti, e lo rendeva esecutorio per i due
benefici bresciani di Bassano e di Orzinuovi, dandone la relativa
investitura. Così l'infelice e sfortunato vescovo di Termoli fu anche
parroco di Bassano, ma
sebbene la sua famiglia vi avesse dei beni fondiari e degli interessi
economici, egli forse non vide mai la sua chiesa ed i suoi fedeli,
come portava l'abuso dei tempi, facendosi supplire da un vicario e
curato.
La serie dei veri parroci residenti nella cura delle anime,
incomincia soltanto con le energiche e savie disposizioni del Concilio
di Trento, il quale facendo cessare l'abuso della pluralità dei
benefici, divenuto quasi regola generale e comune, abuso che
accumulava in una sola persona delle rendite esorbitanti, e manteneva
il lusso e la corruzione nell'alto clero, mentre il clero basso gemeva
nell'ignoranza e nella povertà, ristabilì le antiche norme canoniche
sulla regolare vita parrocchiale, obbligando i parroci ad avere un
solo beneficio curato ed a risiedere costantemente nella parrocchia
per esercitarvi direttamente la cura delle anime.
Perciò verso l'anno 1560 anche il vescovo Vincenzo Duranti fu
obbligato a dimettere la parrocchia di Bassano nelle mani del nuovo
vescovo Domenico Bollani, energico esecutore dei decreti conciliari di
Trento e benemerito restauratore della disciplina ecclesiastica.
Furono quindi eletti dei parroci residenti, ma i frutti del beneficio
parrocchiale furono ancora riservati in gran parte al potente vescovo
di Termoli, quasi fino alla sua morte, avvenuta in Brescia.
Eletto
circa il 1560 dal vescovo Bollani per rinuncia del vescovo Duranti,
rinunciò a sua volta nell'anno 1565. Fu probabilmente l'ultimo
vicario parrocchiale del Commendatario e passò forse ad occupare un
altro posto più importante.
Fu
eletto dal vescovo Bollani il 27 aprile 1565 e morì a Bassano
nell'anno 1575. Accanto a lui esercitarono la cura d'anime il
cappellano della Confraternita del SS.mo don Tomaso Basso da Milano,
il quale fu eletto anche economo spirituale durante la vacanza della
parrocchia, e l'ex-frate Domenico Girelli, pure cappellano della
Scuola del S.S.
Il 27 settembre 1566 il Lisimaco riceveva la visita pastorale
del vescovo Domenico Bollani, il quale ordinava di riedificare la
chiesa, avendola trovata cadente ed estremamente sprovvista di ogni
cosa più necessaria [vi].
Il parroco, nel dare relazione della parrocchia, si lamentava che
alcuni nobili Brunelli entrassero in chiesa accompagnati da uomini
armati, e colle armi inastate; riferì di averli più volte
inutilmente ammoniti e di averne anzi ricevuto delle minacce. Non si
trattava di un caso isolato di prepotenza, poiché sotto l'egida della
tolleranza veneta si iniziava anche fra noi il tristo periodo dei buli,
dei bravi e dei signorotti
malvagi e prepotenti alla don Rodrigo. L'archivio famigliare dei
Brunelli conserva memorie e documenti abbondanti sulle vertenze e
inimicizie dei Brunelli coi conti Gambara, coi Cigola, coi Martinengo
ed i Luzzago, e le imprese brigantesche che segnalarono nella seconda
metà del sec. XVI la vita avventurosa di Scipione Brunelli, ammazzato
in una stalla, e di suo fratello Pompeo, bandito dalla Repubblica
Veneta per omicidi e grassazioni. Ci sarebbe materiale per scrivere
una storia terribile e sanguinosa, che potrebbe sembrare un romanzo!
Non
sappiamo la data precisa della sua elezione, avvenuta probabilmente
nel 1575. Nella domenica 10 giugno 1577 sotto il portico della
canonica di S. Michele procedeva a far compilare l'inventario dei beni
mobili e immobili della sua prebenda, e nell'atto notarile è chiamato
Rector seu Archipresbiter
plebis praedictae de Bassano, sebbene il titolo di arciprete
non gli competesse affatto, come quello di pieve
non compete alla chiesa di Bassano. Il detto inventario era stato
ordinato dal vescovo Bollani per tutti i benefici della diocesi, e in
esecuzione di tale ordine alcuni principali abitanti di Bassano si
erano raccolti il 36 (?) dicembre 1567 nella casa del notaio Francesco
qm. Antonio de Parre, posta in
contrata ecclesiae S. Michaelis dictae terrae de Bassano, in qua domo
solet fieri consilium necnon etiam alia vicinia, parlamenta e
congregationes dictae terrae, e quivi eleggevano tre persone
idonee a compilare il predetto inventario.
Il Negri, uscito da agiata famiglia di Manerbio, iniziò la
fabbrica dell'attuale chiesa parrocchiale coll'aiuto e la preziosa
collaborazione del Ven. Alessandro Luzzago, come è largamente narrato
nella vita di questo nobile e santo patrizio, che amava passare nella
sua villa di Bassano buona parte dell'anno, attendendo alle faccende
di campagna ed ai più edificanti esercizi di vita esemplare [vii].
Nell'anno 1581 S. Carlo Borromeo trovandosi nella pianura bresciana a
compiere la visita apostolica, sostava anche a Bassano in casa del
dilettissimo suo amico nob. Alessandro Luzzago, e con la sua parola
amorevole e paterna animava il Comune, i signori del paese e la Scuola
del S.S. a proseguire e terminare la iniziata fabbrica della chiesa,
prescrivendo anzi che, atteso il numero degli abitanti che era di
circa 1200, si aggiungesse alle due navate già erette la navata
meridionale verso la canonica, ed a queste opere contribuisse anche il
parroco con una tangente fissa di 10 scudi ogni anno [viii].
Dalla parola confortevole del grande Santo il Ven. Luzzago raccolse
nuovo vigore ed alacrità nell'opera santa iniziata, e la chiesa fu
compiuta secondo le prescrizioni del Borromeo, e consacrata il giorno
8 maggio; non si conosce né in quale anno né da quale vescovo, ma
probabilmente dal Cardinale Gianfrancesco Morosini vescovo di Brescia
(1585-96), o dal suo successore Marin Giorgi (1596-1631), del Ven.
Luzzago amicissimi quanto S. Carlo Borromeo [ix]
.
Dottore
in S. Teologia, fu eletto il 4 febbraio 1603, morì circa il 15 agosto
1623.
E'
interessante conoscere una piccola relazione sul paese di Bassano,
inserita nel Catastico del
territorio bresciano compilato per ordine del Governo Veneto nel 1610.
E' la seguente [x]:
Già
curato della Casa di Dio in Brescia, eletto con Bolla di Urbano VIII
dell'8 dicembre 1623, morì il 20 ottobre 1671 in tarda età e in
molta venerazione.
QUOD
ILLUSTR - D. HIERON - LVZAGVS D. D.
LEGAVIT
TESTAM - ROGAT - PER
ANTON
- A PLATEA - ANN - DOM - N
MDCII
- VT - IN - HOC - ALTARI
QVOTIDIE
- MISSA - CELEBRETUR
CAECILIA
- EIUS - FILIA - PRAESTIT.
Già
curato in patria, fu eletto a 32 anni con bolla pontificia del 28
febbraio 1672; nel 1678 fu traslocato alla parrocchia di Pavone. Nel
1672, appena entrato in parrocchia, sistemò l'archivio parrocchiale,
iniziando per primo il libro canonico del Morti.
Nel 1677, prima di lasciare la parrocchia, volle a sue spese
dotare la chiesa di un nuovo altare maggiore, opera marmorea di pregio
compiuta dai due scultori bresciani Carlo Carra e Francesco Rossi.
già
rettore di Malpaga di Calvisano, eletto a 43 anni il 20 agosto 1678:
rinunciò in favore del successore nel 1692.
di
famiglia distinta che diede parecchi benemeriti sacerdoti alla chiesa
bresciana, fu eletto parroco con Bolla pontificia del 23 ottobre 1692.
Ebbe un lungo parrocchiato, e morì improvvisamente, per colpo
apoplettico, il 21 maggio 1740, assistito dai due nipoti e coadiutori
Don Tomaso e Don Giuseppe Carleschi, l'ultimo dei quali fu nominato
economo spirituale.
Dottore in S. Teologia fu nominato dal Card. A. M. Quirino il 4 marzo 1741 e morì il 7 aprile 1754 in età non avanzata. Fu nuovamente economo spirituale D. Giuseppe Carleschi.
da
famiglia oriunda di Pralboino, da nove anno curato di Castelletto di
Leno, fu nominato il 7 agosto 1754 a 38 anni (nato il 26 dicembre 1716
da Antonio notaio e Domenica Pedretta). La mattina del 21 gennaio 1784
fu trovato morto, sdraiato sul letto ancora vestito dei suoi abiti, e
la sua morte rimase avvolta nel mistero, sebbene si spargesse la voce
che fosse stato colpito da un insulto apoplettico. Fu nominato economo
il bassanese D. Filippo Pini.
eletto
il 23 aprile 1784, morì a Toscolano presso la famiglia il 28 agosto
1807 a 63 anni. Fu un distinto oratore ed era legato da stretta
parentela col Vescovo di Feltre e Belluno mons. Gaetano Zuanelli.
nato
nel 1775 da famiglia agiata ed educato in Verona, venne nel 1805 a
Brescia come precettore dei figli del conte Giovanni Martinengo da
Barco. Acquistatasi in breve larga fama di uomo dotto nelle scienze
sacre, fu chiamato dal Vicario Capitolare mons. Stefani
all'insegnamento della Teologia nel riorganizzato Seminario, ma vi si
fermò poco tempo, poiché il 30 luglio 1808, dopo tre concorsi andati
a vuoto per mancanza di concorrenti, fu nominato Parroco di Bassano.
Promosso il 4 novembre 1812 a Prevosto di Verolanuova, fu quindi
Vicario Venerale del vescovo Domenico Ferrari (1835-46) e Canonico
della Cattedrale; morì a Brescia il 28 gennaio del 1850 quasi
dimenticato perché il carattere impulsivo gli aveva procurato molti
dispiaceri e molti nemici [xi].
già
cappellano in patria, fu nominato parroco a 28 anni il 13 luglio 1813;
morì il 12 settembre 1838 a 54 anni. Fece acquisto dello splendido
baldacchino a sei aste, che costò dodicimila svanziche, e legò al
beneficio tre piò di terra ed una casa con obbligo di celebrare
alcune messe.
già
curato di Pedergnaga per dieci anni, per cinque dei quali resse quella
parrocchia come economo in momenti assai critici, fu nominato a
Bassano il 26 novembre 1838, e vi morì il 1° settembre 1865 a 60
anni, colto da paralisi cardiaca mentre stava pranzando: nel 1842
innalzò il nuovo concerto di campane.
curato
di Bagnolo indi economo spirituale di Porzano, eletto il 19 febbraio
1866 morì il 25 maggio 1896. Di spirito ardentemente patriottico,
prese viva parte ai movimenti insurrezionali del 1948 e 49 contro i
tedeschi, e ne ebbe noie non poche. A questo proposito ci piace
ricordare un altro illustre bassanese che si distinse nella storia del
risorgimento bresciano, il nob. Alessio Brunelli, il quale essendo
Podestà di Brescia, nel 1849, fu arrestato sotto l'imputazione di
tradimento e condotto in Castello vi fu tenuto prigioniero per
parecchio tempo. Vi fu anzi un momento nel quale si vide destinato
alla fucilazione sommaria, e ne è prova questa lettera autografa
scritta dal Castello alla famiglia, e che si conserva come un sacro
cimelio nell'archivio Brunelli:
Mia
cara Moglie, l'ultima mia ora è suonata: tra pochi istanti io avrò
cessato di vivere e tu di aver marito. Non obliarmi giammai, io muoio
innocente, la mia vita non è macchiata di nessuna ingiustizia, né di
veruna cattiva azione. Addio miei figli, mostratevi al mondo degni di
me. Io vi lascio pochi beni in mezzo a numerosi pericoli: siate uniti
e tutto basterà. Amate e rispettate la tenera vostra madre, che Iddio
vi benedica. Non maledite la mia memoria. Assicuratevi che io muoio
innocente e che il mio maggior tormento in questi estremi di vita è
il morire lontano e non circondato dai miei figli. Ricevete la paterna
benedizione, ricevete i miei abbracciamenti e le mie lacrime, addio,
ognor presente alla vostra memoria sia
il vostro infelice padre ALESSIO BRUNELLI
fu
dapprima curato di Limone di Gavardo, indi parroco del vicino paesello
di Soprazocco S. Biagio o Inferiore (1885); nominato a Bassano il 2
settembre 1896, vi morì il 23 dicembre 1912. Di lui ebbe a scrivere
sul giornale Il Cittadino di
Brescia una persona, che lo conobbe per lunga consuetudine di
vita, questo cenno necrologio: "Logorato dall'arteriosclerosi con
le sue fatali conseguenze, nella scorsa notte, ancora nella pienezza
della virilità di è spento il Rev. D. Paolo Perini, arciprete di
Bassano Bresciano. Uno dei figli più cari a quell'anima grande di
educatore che fu Mons. Capretti, appena ordinato sacerdote resse la
curazia di Limone del natio Gavardo, poi la parrocchia di Soprazzocco
inferiore, dove lasciò largo desiderio di sé. Passato a Bassano nel
febbraio del 1897, quivi profuse tutta una somma d'energie santamente
efficaci. Zelatore indefesso del bene delle anime, diede a tal fine
solenne impulso al culto esterno col restauro radicale della chiesa[xii],
prodigandovi le proprie risorse finanziarie, e plasmando la sua carità
sui tempi nuovi, promosse le opere d'azione cattolica e di sociale
previdenza, prima fra tutte la fiorente Cassa Rurale. Fornito da
natura di un carattere ardente e talora oserei dire quasi impetuoso,
appalesava pure sempre grande bontà di cuore, e con l'esercizio della
virtù sapeva avere tratti amabilissimi, sino a inumidirsi per facile
commozione il ciglio dinanzi alle altrui sofferenze.
Pur troppo da quasi due anni la triste malattia gli aveva
nubilata l'intelligenza e il suo popolo non sentiva più la parola
limpida e paternamente ammonitrice di lui che tramontava nel dolore.
Ed è morto povero: e questo è il più bell'elogio che si possa fare
sulla salma d'un sacerdote. Ma nella sua povertà fu ancor generoso,
chiamando ad eredi delle poche sue sostanze anche gl'indigenti del
paese e legando una parte della sua ricca biblioteca per l'istruzione
popolare. E il popolo eternerà in cuor suo il nome del buon pastore,
e con gelosa venerazione ne custodirà le ossa fra le tombe dei
padri".
Nato
il 4 giugno 1875, fu militare nel Genio telegrafisti e dopo la
disfatta di Adua venne mandato nella Colonia Eritrea, dove rimase
quasi un anno; ordinato sacerdote il 1 Giugno 1901, fu dapprima curato
e direttore dell'Oratorio maschile di Verolavecchia, indi Parroco di
Casto in Valle Sabbia (24 febbraio 1905); nominato arciprete di
Bassano il 21 aprile 1913, vi fece il suo solenne ingresso la Domenica
3 agosto. Ad multos annos!
D.
Paolo Guerini
NOTA.
- Le tre famiglie principali di Bassano, cioè i conti
Martinengo-Cesaresco, i conti Cigola, eredi dei nobili Luzzago, ed i
Nob. Brunelli vi hanno per residenza estiva decorosi artistici
palazzi. Quelli dei nob. Brunelli (linea di Francesco qm. Alessio),
incominciato nel sec. XVIII su disegno dell'architetto Domenico
Donegani, è rimasto incompleto per il sopraggiungere della
Rivoluzione francese e delle relative crisi economiche della famiglia:
doveva riuscire una villa sontuosa, quasi principesca, argomentando
dalla parte che ancora rimane.
Il più antico è quello appartenuto ai nob. Luzzago, passato
poi per eredità ai conti Cigola: fu eretto nel cinquecento sull'area
dell'antico castello di Bassano e più tardi venne ampliato con nuove
aggiunte. E' una mole imponente e severa, con molte ampie sale, è
sormontato, nella parte centrale, da una torre con finestre bifore di
forma elegantissima. Nell'oratorio del palazzo, dove il venerabile
Alessandro si raccoglieva ogni giorno per le sue lunghe preghiere e
meditazioni, dove maturava le opere del suo zelo e della sua pietà,
si vede ancora un magnifico soffitto di legno intagliato, opera del
cinquecento, e si scorgono frammenti di affreschi e decorazioni della
stessa epoca. Quanto sarebbe desiderabile che questo antico e storico
oratorio fosse ridonato a nuova vita coi necessari restauri!
Presso il palazzo stanno le abitazioni rustiche dei contadini
disposte con simmetrica architettura: sopra un arco, che porta i busti
dei due insigni agronomi bresciani del cinquecento, Agostino Galla e
Marco Tarello, si legge a grandi lettere questa sentenza: Ex
diligenti agrorum cultura publicum privatumque bonum. Sul fronte
delle due ale di case stanno scolpite altre due sentenze: a oriente Maxima
de minimis solers cultura ministrat, a occidente
Commodae villicorum sedes agricolturae incrementum.
Le due famiglie dei Conti Martinengo-Cesaresco e dei Nob.
Brunelli custodiscono in Bassano due importantissimi archivi
gentilizi, ove sono raccolti numerosi documenti, che riguardano non
soltanto la storia delle due illustri famiglie e delle loro vastissime
proprietà fondiarie, ma anche quella politica e religiosa del
territorio bresciano, specialmente dei paesi dove le due famiglie
ebbero possidenze (Mompiano, Bagnolo, Zurlengo, Orzivecchi, Manerbio,
Roccafranca, ecc.)
Per la storia della Parrocchia di Bassano l'archivio parrocchiale, oltre ai soliti libri canonici che incominciano dal sec. XVI, conserva un grosso fascicolo manoscritto, intitolato Memorie dell'arciprebenda di Bassano, compilato da parecchi parroci; contiene tutte le consuetudini delle funzioni, e dell'amministrazione della chiesa, e il carteggio di una lunga questione di precedenza iniziata dall'arciprete Zuradelli contro i due curati beneficiati di Manerbio (1787).
note
[i]
Arch. Vesc. Atti della visita Bollani vol. I f. 206-208, altro vol.
I f. 234-35. Nel ms. F. IV. 7 n. 17 della Queriniana si trovano due
inventari di tutti i fondi e case che la Prepositura della Maddalena
possedeva in Bassano. Il primo inventario (in copia cartacea) fu
fatto in Bassano, presso la chiesa, il 17 ottobre 1462, per ordine
del Podestà di Brescia Davide Contarini al Console del Comune di
Bassano, ad istanza del nuovo prevosto della casa di S. Maria
Maddalena di Gambara Fra' Bertoldo Lantieri di Brescia: in esso sono
elencate nove o dieci case coloniche parte in
castro murato e parte fuori del castello in contrada
S. Michaelis; quindi sono descritti più di trenta fondi, di
circa 200 piò, confinanti in maggior parte con la vetus
via cremonensis e con fondi del nob. Manfredo Luzzago, che forse
teneva l'ufficio di gastaldo o procuratore degli Umiliati. Il
secondi inventario è la polizza
d'estimo presentata nel 1641.
[ii]
Sotto il portico principale della Commenda,
sulla parete della casa padronale, che ha molte ampie e belle
stanze, vi è dipinta una prospettiva di stile barocco con vari
stemmi e motti latini. Vi campeggia in mezzo un grande stemma del
Card. Pietro Ottoboni vescovo di Brescia (1654-64), che prima di
essere eletto Papa col nome di Alessandro VIII aveva tenuto questa Commenda
della Maddalena e vi aveva fatto alcuni restauri, come ricorda la
seguente iscrizione sotto lo stemma:
PETRUS
S. R. E. CARDINALIS OTHOBONUS TITULI
S.
MERCI. COMENDATARIUS S. MARIAE MAGDALENAE
AEDES HAS INSTAURAVIT DE SUO ANNO M.DC.LX.
[iv]
Ecco il testo delle principali disposizioni del Breve pontificio:
"Cum nuper parochiali
ecclesia S. Michaelis de Bassano, et perpetuo simplici beneficio
ecclesiastico canonicatu seu clericatu nuncupato in parochiali
ecclesia plebe forsan nuncupata S. Mariae Vrcearum Novarum, alias S.
Laurentii de Bigolio, Brixien dioec., ac plebe nuncupata S.
Mariae de Trignago Veron. dioec., quae bone memorie Petrus episc.
[v]
Ecco il testo delle principali disposizioni del Breve pontificio:
"Cum nuper parochiali
ecclesia S. Michaelis de Bassano, et perpetuo simplici beneficio
ecclesiastico canonicatu seu clericatu nuncupato in parochiali
ecclesia plebe forsan nuncupata S. Mariae Orcearum Novarum, alias S.
Laurentii de Bigolio, Brixien. dioec., ac plebe nuncupata S.
Mariae de Trignago Veron. dioec., quae bone memorie Petrus episc.
Thermularum ex concessione et dispensatione apostolica in commendam,
dum viveret, obtinebat, per liberam dicti Petri episcopi
concessionem in manibus nostris sponte factam et per nos admissam
modo vocantibus, Nos illa sic vacantia et antea dispositioni
apostolicae reservata tibi adhuc in minoribus constituto conferri
concessimus, et deinde cum ad ecclesiam Thermularum per obitum dicti
Petri episcopi Patoris solatio destituta promoverimus, tibique et
ipsa etiam una cum dicta ecclesia ac nonnullis aliis beneficiis
ecclesiasticis per te forsan obtentis retinere valeas indulserimus
seu indulgeri concessimus etc."
[vi]
Arch. Vesc. Atti della visita Bollani vol. I f. 206-208, altro vol.
I f. 234-35
[vii]
Cfr. E. Girelli, Vita del
Ven. Alessandro Luzzago, patrizio bresciano (Brescia, G. Bersi
1881) p. 117-124, e altre biografie precedenti dell'Ermani, del
Faino ecc.
[viii]
Ecco il testo del decreto di S. Carlo in proposito:
"Comunitas et Nobiles loci ac Schola S.S.mi Sacramenti
omni pietate incumbant ad ecclesiam suam reparandam, ampliandam et
ornandam ac de omnibus necessariis instruendam, prout etiam Nobis se
facturos significaverunt, et pecunias jam ad hunc effectum collectas
adesse dixerunt. Parochus autem pro huius visitationis decretis
exequendis expendat et ipse singulis annis scuta decem, donec haec
decreta omnia perfecte executioni mandata fuerint, eamque ob causam
sequestra et relaxa quotannis fiant etiam a Vicario foraneo...
Ecclesia amplietur fabricando alteram navim a parte meridionali, quae navim septentrionali respondeat, et in capite earum construantur altaria clathris ferreis munita ad formam. Tres januae fiant in facie ecclesiae, vedelicet un pro qualibet navim, idque infra annum" (Arch. Vesc. Atti della visita Borromeo, t. III. f. 135-136)
[ix]
La data e la memoria della consacrazione ci è data da questa
lapide, posta sulla parete della navata sinistra:
CONS
- ECCLE - DIE - VIII – MAII
[x]
Catastico della Città
e Territorio Bresciano, ms. H. V 2 della Bibl. Queriniana, t. II,
f. 541)
[xi]
cfr. L.F. FE' D'OSTIANI Indice cronologico dei Vicari
Vescovili e Capitolari di Brescia (Brescia, tip. Queriniana) pag. 68
[xii]
La chiesa parrocchiale, a tre navate, ha subito varie
modificazioni; recentemente fu allungata di alcuni metri, e decorata
dal pittore prof. Giuliano Volpi di Lovere e dal decoratore Giuseppe
Trainini di Brescia. Opere d'arte molto notevoli non ve ne sono, se
si eccettui una bella croce processionale del quattrocento,
dimenticata fino a pochi anni fa fra le anticaglie di sagrestia, e
le quattordici tele della Via
Crucis, che si ritengono del Tiepolo o almeno della sua scuola,
ma rovinate da una plasmatura di vernice. Vi è pure una bella e
artistica statua di S. Rocco
dell'intagliatore Stefano Lamberti, da me illustrata nell'Illustrazione
Bresciana del 1905 con un documento inedito nell'archivio
Brunelli. La pala dell'altare maggiore è un S.
Michele (copia del celebre quadro di G. Reni) di Carton di
Verona, il quale nel 1905-1906 fece anche alcune belle medaglie
della chiesa.