Lettera che il Vescovo, dopo la visita pastorale conclusasi il 19 dicembre 2004, ha inviato alla nostra zona per l’impostazione pastorale dei prossimi anni
 

LETTERA PASTORALE

del Vescovo Giulio Sanguineti

alle parrocchie della zona XI

 

Cari Sacerdoti, Religiose, Consacrate e Fedeli Laici della Zona Pastorale Bassa Centrale del ven. Alessandro Luzzago.

Dal venerdì 3 dicembre, per tre giorni la settimana, sono rimasto con voi ed ho concluso la Visita Pastorale la domenica 19 dicembre a S. Gervasio.

Ho condiviso con i sacerdoti e le comunità, soprattutto con i Consigli Pastorali e i Catechisti, l'impegno di continuare ad annunciare il Vangelo in comunità che lo portano nelle proprie radici ed hanno bisogno di riappropriarsene per ripartire con una fede adulta, passando dalla consuetudine alla convinzione, per integrare la fede con la vita. Abbiamo sentito insieme il bisogno che le nostre comunità devono attestarsi sulla centralità della fede e rifare proprio il compito di educarvi le giovani generazioni.

Il rinnovato modello di Iniziazione Cristiana dei Fanciulli e dei Ragazzi, più volte richiamato negli incontri, è la strada che le parrocchie vorranno percorrere per introdurre nella vita cristiana le nuove generazioni. Chiedo alle parrocchie di codesta zona pastorale che inizino a studiare il rinnovato modello in modo che possa partire il primo anno del cammino nel settembre del 2007.

Nel corrente anno pastorale si dia attento rilievo alla mia lettera del 4 luglio scorso che, nel cammino di iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, riconosce la famiglia come luogo privilegiato della esperienza e trasmissione della fede.

* * *

Con questa mia lettera intendo far seguito a quella scritta da Mons. Bruno Foresti a conclusione della sua Visita Pastorale in codesta zona e, fra i punti in quella sviluppati, coglierne alcuni da sottolineare ed intensificare.

Divido la lettera in due parti. Nella prima raccolgo gli aspetti prioritari e che riguardano particolarmente codesta zona. Nella seconda darò alcune indicazioni, comuni anche alle altre zone pastorali già visitate.

 

Prima parte

 

I. La visita pastorale è stata intesa come "il Vangelo che continua" secondo la connotazione di Paolo VI e si è sforzata di ridestare nelle comunità della zona il senso della diocesi come Chiesa, particolare dove «si incarna la Chiesa universale» (EN 62): il vescovo pastore di tutta la diocesi ha fatto crescere nelle singole parrocchie e possibili unità pastorali la dimensione diocesana.

Anche alla zona pastorale Bassa Centrale richiamo quanto ho scritto nella Scelta Pastorale del 1999 inerente l'impegno della Nuova Evangelizzazione: «Solo una Nuova Evangelizzazione può assicurare la rinascita o la crescita di una fede limpida e profonda».

Questa chiede innanzitutto ai presbiteri la capacità di rapporti interpersonali di amicizia in modo da poter testimoniare la fede in comunione, È necessario alimentare la volontà, già in atto, di farsi famiglia sacerdotale che insieme condivide, programma, si appassiona, coopera nella responsabilità della zona valicando il puro ambito parrocchiale.

Questa è la condizione per ottenere che i laici, giovani e adulti, superino il loro restare sulla soglia e scelgano di condividere le responsabilità della vita ecclesiale e non restino distaccati considerando la parrocchia realtà solo dei preti o dei religiosi,
Il La comunità parrocchiale offra ai fedeli la possibilità di un vero cammino di fede ed una gioiosa esperienza di Dio mediante una nuova proposta del Vangelo che penetri nella vita della gente e susciti nuove energie soprattutto laicali.

II Le comunità parrocchiali facciano propria la nota pastorale della Conferenza Episcopale Italiana “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia" del 30 maggio scorso per un processo di rinnovamento missionario che coinvolga tutti, che veda il convinto convergere di ministri e di fedeli, di tutte le realtà ecclesiali.

Ogni parrocchia provveda a dotarsi del Consiglio Pastorale e del Consiglio per gli Affari Economici.

I consigli pastorali incrementino la riflessione teologica e spirituale e adottino come metodo e stile di lavoro il discernimento spirituale comunitario come abbiamo sperimentato nel convegno ecclesiale del maggio 2003 e nel corso dei nostri incontri durante la visita, improntati all'ascolto reciproco e alla fede-fiducia nei doni che lo Spirito offre ad ognuno.

Il parroco abbia cura di guidare il consiglio pastorale nella considerazione che i fedeli laici sono corresponsabili e nella volontà di costruire insieme le decisioni. Fra i fedeli non siano dimenticati i più deboli: gli ammalati e i vecchi e quanti si trovano in manifesta inferiorità fisica, handicappati, portatori di disagi psichici, e si educhi ad accogliere la sofferenza come offerta e testimonianza alla Croce di Cristo (I Pt 5,1). Anche gli anziani sono una presenza preziosa come esempio di saggezza nella famiglia e servizio di volontariato nella comunità.

III. In vista di una evangelizzazione più efficace e per favorire un migliore coordinamento delle forze vive sul territorio, chiedo che sia favorito il dialogo fraterno fra parrocchie vicine (Unità Pastorali) attraverso una collaborazione pastorale organica, soprattutto nel settore della pastorale giovanile, scolastica e sociale.

La zona pastorale richiede che fra alcune parrocchie si instauri un rapporto improntato alla Unità Pastorale.

IV. I giovani nelle comunità vanno accolti come «dono speciale dello Spirito di Dio alla Chiesa» e ne «costituiscono una forza ecclesiale».

Sia costituita la Consulta Zonale di Pastorale Giovanile e si dia continuità agli incontri di giovani e di adolescenti realizzati durante la visita pastorale. Luogo di formazione è l'Oratorio dove i sacerdoti vorranno essere animatori di formazione, aiutati da educatori laici: questi vanno preparati. Va rilanciata negli Oratori la formazione e la spiritualità puntando sulla qualità della "proposta educativa".

Nella formazione dei giovani sia data la dovuta attenzione alla loro preparazione per i servizi inerenti la carità politica, presentandoli come un dovere civico e cristiano e se ne incoraggino le vocazioni.

Chiedo che, in collaborazione con altre zone pastorali, vengano attivati degli incontri periodici e sistematici di formazione al sociale e al politico analoghi alle “scuole di formazione politica”.

Nella considerazione della realtà giovanile non sia tralasciata l'attenzione ai giovani che sono di fatto emarginati a causa di esperienze prolungate e in atto di tossico dipendenza, alcoolismo, piccola criminalità o altro. L'attenzione a questi sarà il segno di una Chiesa che non giudica, perdona e ricostruisce la persona.

Nella comunità educativa dell'Oratorio abbia un posto rilevante la famiglia come responsabile e partecipe delle attività oratoriane, formative e culturali.

V. Nell'impegno della Nuova Evangelizzazione è da rinvigorire la pastorale familiare.

Nella zona pastorale siano individuati uno o più sacerdoti che abbiano a cura la pastorale familiare e particolarmente quella delle giovani coppie, oltre chi anima gli incontri di preparazione al matrimonio. Questi devono darsi obiettivi e metodologia comuni, al fine di offrire ai giovani di tutta la zona una proposta unitaria.

Siano individuate le modalità per far sì che vi sia continuità fra gli incontri di preparazione al matrimonio e l'attività delle giovani coppie: questa può avere dimensione interparrocchiale.

Le coppie siano collegate fra loro mediante “gruppi famiglie” parrocchiali o interparrocchiali.

La pastorale familiare zonale si attivi per costituire una “rete” di famiglie che le aiuti ad essere soggetto attivo e le porti a stimolare le autorità pubbliche ad assicurare alle famiglie le condizioni necessarie per far fronte alle loro responsabilità.
Da diffondere in zona la “scuola di vita familiare” già presente in alcune parrocchie con provata utilità.

A livello di zona pastorale saranno opportune forme di attenzione e di vicinanza pastorale alle persone che hanno alle spalle una esperienza matrimoniale fallita o vivono momenti difficili.

Verso i divorziati risposati ogni comunità eviti qualsiasi forma di disinteresse nella certezza che sono e rimangono cristiani e membri del popolo di Dio anche se non in piena comunione con la Chiesa. Vengano ricordati loro i vari aspetti della proposta cristiana cui sono chiamati.

VI. Il Consiglio Pastorale Zonale diventi l'organismo che studia una pastorale di zona e che anima l'impegno delle parrocchie e dei consigli pastorali parrocchiali. Sia strutturato in modo che le varie realtà pastorali vi siano rappresentate da uno o più sacerdoti responsabili, affiancati da uno o più rappresentanti laici: fra le realtà pastorali da rappresentare raccomando la pastorale familiare, giovanile, vocazionale che opereranno in sinergia. È opportuno che fra Consiglio Pastorale Zonale e Congrega dei Sacerdoti si instauri una sinergia di reciproca conoscenza e collaborazione.

VII. Il messaggio del Vangelo chiede di essere annunciato nel mondo del lavoro per mettere in rapporto con il Vangelo di Gesù la vita e l'attività umana, al fine di non circoscriverne la finalità al puro guadagno: l'attività lavorativa diventi luogo dove si vive umanamente e solidarmente, dove le persone crescono e testimoniano i valori umani.

Sento il dovere di invitare i cristiani che operano come datori di lavoro a coniugare guadagni con giustizia sociale e legalità, sensibili alle esigenze della promozione integrale dell'uomo e del bene comune al fine di offrire il proprio contributo di crescita alla comunità.

Una attenzione peculiare sia data affinché la quantità del lavoro non contrasti con i doveri verso la famiglia: risulta compromettente per l'educazione dei figli il lavoro a orario pieno di ambedue i genitori.

Va intensificata la sensibilizzazione tesa a promuovere e tutelare il carattere festivo della Domenica in modo che sia effettivamente giorno di riposo dal lavoro e di partecipazione all'Eucaristia.

Una attenzione da parte di tutti, ma soprattutto da chi decide insediamenti industriali o altri che possono intensificare ogni inquinamento, deve essere data alla salvaguardia del territorio e dell'ambiente per una corretta convivenza dell'uomo con la natura onde evitare che si passi dalla sudditanza alla natura all'esercizio di un dominio padronale sulla Terra e le sue risorse con conseguenze pesanti per la vita e la salute delle persone.

In merito alla progettata costruzione della Centrale termoelettrica di Offlaga: ritengo che si debba guardare al bene comune del territorio, inserito nel più generale bene nazionale; tale bene comune non può prescindere dalla sostenibilità ambientale e dalla vivibilità anche futura della nostra terra.

Una grande Centrale, anche se a metano, è nociva all'ambiente. Vi si aggiungano gli inevitabili problemi legati all'inquinamento elettromagnetico e acustico, all'aumento del traffico autoveicolare, allo sconvolgimento del nostro naturale ecosistema agricolo.

Non si tratta di una pura protesta contro le scelte dell'autorità, ma di tendere ad un progetto nuovo di società, con proposte concrete alternative e con un impegno personale di sobrietà ed autocontrollo.

 

Seconda parte

 

Ritengo opportuno richiamare i seguenti altri punti.

I. Fra la nostra gente tutta la pastorale sia finalizzata al sorgere e al crescere della fede: dalle varie forme di annuncio alle celebrazioni liturgiche, alle molteplici iniziative ed opere caritative, alla integrazione del messaggio cristiano nella nuova cultura dei media; fra questi è da intensificare la diffusione del nostro settimanale diocesano 'LA VOCE del POPOLO': chiedo che i Sacerdoti e i membri dei Consigli programmino abbonamenti e lettura perché la Nuova Evangelizzazione possa raggiungervi attraverso queste strade del moderno areopago, ivi compresa quella del quotidiano cattolico AVVENIRE del quale chiedo sia curata una buona diffusione.

2. Si tenga come impegno prioritario di attenzione pastorale quello di curare la preparazione e lo svolgimento delle celebrazioni liturgiche, vera "fonte e culmine di tutta l'evangelizzazione".

Ad un posto preminente della vita ecclesiale si ponga la celebrazione del Giorno del Signore con al centro l'Eucaristia. Le celebrazioni generino comunione e alimentino quello spirito missionario proprio dell'Eucaristia. Anche i fedeli laici siano partecipi e animatori assumendo in proprio quanto compete loro e lasciando ai sacerdoti ciò che concerne la presidenza. Si educhi l'assemblea ad una partecipazione orante anche col canto. Sia rivalutato il ruolo delle 'corali' che affianchino a pezzi propri canti eseguiti da tutti; si trovi per il coro un posto adatto dentro l'assemblea.

I fedeli preghino, rispondano a voce chiara al celebrante, siano attenti nell'ascolto reso possibile da una proclamazione preparata.

Un impegno rinnovato in vista di celebrazioni più evangelizzanti chiede anche una saggia cautela nel programmare il numero delle SS Messe perché lo zelo verta più sul modo di celebrare piuttosto che sul moltiplicarne la quantità. Nel determinare numero e orari delle SS Messe il criterio sia dettato anche dalle esigenze delle parrocchie vicine, e non solamente della singola parrocchia. Venga dato giusto rilievo anche agli altri riti che non sono la Messa. Siano valorizzate le varie forme di pietà popolare secondo i criteri del "Direttorio su pietà popolare e liturgia".

3. Nella catechesi e nella prassi pastorale si dia rinnovata premura per la presentazione e la celebrazione della penitenza, Sacramento del perdono di Dio e della riconciliazione con la Chiesa. I sacerdoti individuino ed indichino i tempi adatti per la celebrazione e i fedeli vi siano insistentemente invitati.

4. Nella prospettiva di una Nuova Evangelizzazione che tende a rifare il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali e della società umana, i destinatari privilegiati dell'annuncio del Vangelo sono gli adulti. Li esorto a diventare sempre più adulti nella fede e quindi a dare tempo per la propria formazione cristiana e sfruttare tutte le opportunità che nella diocesi, nella zona, nella parrocchia vengono offerte.

Quindi le parrocchie intensifichino le varie modalità delle catechesi agli adulti: in occasione della celebrazione dei Sacramenti dei figli, in altri modi adottati in parrocchia, nella forma dei 'centri di ascolto'.

Chiedo che ci si prepari ad impostare il 'corso zonale per catechisti' da attivare nei prossimi anni.

I consigli pastorali individuino persone, preferibilmente adulte, chiamate a farsi catechisti e/o animatori di Centri di Ascolto e sia loro offerta la possibilità di una preparazione adeguata. Analoga preparazione, iniziale e permanente, sia offerta ai membri dei consigli pastorali parrocchiali, ai vari operatori degli oratori, ai membri dei consigli parrocchiali per gli affari economici.

5. Circa l'Azione Cattolica richiamo quanto hanno scritto i vescovi italiani negli 'orientamenti per il decennio': 'noi vescovi diamo il nostro sostegno con attenzione e speranza verso il cammino dell'Azione Cattolica. E chiediamo all' Azione Cattolica un'esemplarità formativa e un impegno sensibile alle necessità pastorali delle parrocchie e un rinvigorimento del dialogo e della condivisione della speranza evangelica in tutti gli ambienti della vita quotidiana' (cfr n. 61). La raccomando come associazione in diretta collaborazione con la diocesi e la parrocchia. La Chiesa di essa ha bisogno per essere se stessa e per vivere la sua missione. Quindi ne incoraggio la promozione e !'animazione.

Anche associazioni e movimenti sono una opportunità da valorizzare per la formazione dei laici, per la testimonianza e l'annuncio che possono far giungere là dove risulta più difficile alle organizzazioni tradizionali della parrocchia. Vanno aiutati a collocarsi in un progetto pastorale unitario.

6. Le comunità cristiane hanno bisogno di molteplici operatori pastorali per essere vive e incidere sul territorio.

Un dono per le parrocchie sono le religiose, vere consacrate a tempo pieno per la Chiesa. Prima che collaboratrici preziose sono da considerare delle testimoni che rendono presente Gesù casto povero e obbediente.

Crescano la competenza e disponibilità dei laici che portino un contributo originale alla realizzazione dell'unica missione della Chiesa. Un progetto per rispondere a tale esigenza è messo in atto dall'Istituto Superiore di Scienze Religiose dell'Università Cattolica a Brescia.

Raccomando di dare seguito alle Missioni Popolari celebrate nelle varie parrocchie, intensificando e rendendo permanenti i Centri di Ascolto attivati o da avviare.

L'attenzione ai lontani presenti nelle nostre parrocchie non ci faccia dimenticare la missionarietà ad gentes: le associazioni missionarie ne sono una proposta eloquente. Tutte le comunità sentano propria la vocazione missionaria.

7. Una oculata pastorale giovanile chiede che sia coinvolta la scuola, soprattutto nei luoghi dove c'è una concentrazione di alunni:

- devono essere sensibilizzati gli insegnanti credenti mediante una buona pastorale scolastica che miri innanzitutto ad una buona qualità della scuola, contenutistica e pedagogica;

- occorre un coinvolgimento ed un coordinamento degli insegnanti di Religione Cattolica, per favorire il loro ruolo di insegnanti dei principi della Religione Cattolica nella scuola e anche per alimentare un contatto formativo con i ragazzi che la parrocchia non raggiunge;

- va incoraggiata e sostenuta la scuola cattolica presente in zona nella parrocchia di Manerbio.

8. All'interno dell'impegno per la Nuova Evangelizzazione deve trovare spazio l'attenzione vocazionale. Occorre una rinnovata cultura vocazionale nei giovani e nelle famiglie, che va dalla vocazione al matrimonio e famiglia, alle vocazioni di speciale consacrazione, maschili e femminili; fra queste anche quella al Diaconato Permanente. L'attenzione prioritaria va data alla vocazione al presbiterato poiché essa deve garantire il futuro delle comunità. In questa prospettiva va data piena collaborazione alle iniziative proposte dal Seminario Diocesano in vista della animazione vocazionale.

Sia adottato lo stile vocazionale nella preparazione remota dei giovani al Matrimonio al fine di insegnare a leggere la scelta del Matrimonio come una vocazione.

9. Ogni parrocchia o unità pastorale si preoccupi di darsi un organismo, o deputi qualche membro del consiglio pastorale, che coinvolga la comunità nella testimonianza della carità, all'interno e nel territorio in cui è inserita: è compito della Caritas parrocchiale educare alla carità per far conoscere le realtà caritative esistenti, sensibilizzare ai bisogni emergenti, coordinare le diverse espressioni caritative ed anche stimolare il dialogo della comunità cristiana con gli immigrati ed emarginati ed offrire loro la conoscenza e l'esperienza della fede cristiana.

E' da apprezzare e incoraggiare l'esperienza in atto nelle varie realtà circa il volontariato quale attività spontanea e gratuita verso l'altro. Raccomando la formazione, iniziale e permanente, dei volontari perché siano garantite la competenza e l'ispirazione di fede.

Gli immigrati che giungono assai numerosi nei nostri paesi sollecitano la nostra Chiesa all'accoglienza e non al rifiuto, all'aiuto, al dialogo, alla fraternità.

L'atteggiamento accogliente verso i fratelli immigrati non esclude di richiamarli anche a rispettare la nostra cultura e le leggi dello Stato.

Una particolare attenzione di accompagnamento pastorale va data agli immigrati di religione cattolica. La nostra diocesi sta portando avanti una "missione popolare per gli immigrati" per l'accoglienza dei fratelli di religione cattolica. Prevedo tuttavia che nella vostra zona sarà effettuata verso l'anno 2006.

Anche con le religioni non cattoliche si instauri un buon rapporto di dialogo.

Affido comunità e fedeli alla protezione della Madonna, del ven. Luzzago e dei SS. Patroni delle comunità parrocchiali.

Vi benedico tutti

Brescia, 25 dicembre, Solennità del Natale di NSGC.
 

 

+ Giulio Sanguineti

Vescovo