DIOCESI DI BRESCIA

 

L’INIZIAZIONE CRISTIANA

DEI FANCIULLI

 E DEI RAGAZZI

 

 2003

 

 

PRESENTAZIONE

 

 

Da diversi anni la nostra Diocesi si sta accorgendo che l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi (dai 6 ai 14 anni), anche se resiste per quanto riguarda la frequenza agli incontri di catechismo e l’accesso quasi generalizzato ai sacramenti della prima Confessione, della prima Comunione e della Cresima, tuttavia, in molti casi, non raggiunge il suo scopo fondamentale, quello di generare cristiani consapevoli e coerenti.

In un primo tempo si è pensato che la causa fosse da ricercare nei catechismi poco adeguati o nel metodo non adatto o nei catechisti non sempre preparati. Oggi dobbiamo ammettere che il problema è molto più ampio ed è essenzialmente legato al fatto che è cambiata la situazione storico-culturale, con le conseguenze che questo ha portato nelle famiglie e nelle nostre comunità parrocchiali anche sul piano religioso.

Un primo gesto di fedeltà alla storia è quello di prendere atto del cambiamento culturale e religioso, di accettarlo e di intraprendere una nuova pastorale più adatta alla situazione. Si tratta di intraprendere con vigore la “nuova evangelizzazione”, fortemente ribadita nella Scelta pastorale del 1999-2000, dando il primato a coloro che possono incidere più efficacemente sul tessuto culturale ed etico delle nostre comunità, cioè gli adulti.

Anche il Convegno Ecclesiale del maggio scorso sulla comunicazione della fede, specialmente alle nuove generazioni, ha fatto emergere che determinante per la trasmissione della fede è il modello di comunità cristiana adulta in cui si vive: le nuove generazioni respirano il clima spirituale della comunità e vivono della fede degli adulti.

È però innegabile che è giunto anche il momento di rivedere lo stesso impianto attuale dell’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, poiché  nato e pensato in un tempo di “cristianità” che non è più il nostro. Anche la catechesi non può più limitarsi ad approfondire la fede cristiana dei ragazzi, dandola per presupposta, ma deve farsi carico di una specie di primo annuncio, volto a farla nascere o rinascere da capo.

Convinto che non è più possibile continuare la prassi ordinaria di iniziazione cristiana nei termini con i quali è stata ereditata, chiedo, perciò, decisamente a  tutta la Diocesi di accogliere con fiducia e di attuare con coraggio questo nuovo modello di iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi. Nonostante l’inevitabile fatica e le molteplici difficoltà, sarà l’occasione per ripensare la nostra pastorale e dare nuovo vigore alle nostre comunità cristiane.

Il Signore benedica i nostri sforzi.

 

 

 

 

                                                                                                  + Giulio Sanguineti

                                                                                                           Vescovo

 

 

 

 

Brescia, 15 agosto 2003

Solennità della Assunzione della Beata Vergine Maria

 

 

PREMESSE

 

 

Introduzione

 

1.      L’Europa contemporanea si trova ad essere, per molti aspetti, un paese “post–cristiano” o, come qualcuno preferisce, “neo–pagano”. Anche l’Italia è ampiamente coinvolta in questa nuova situazione. Tale fenomeno fa sì che la Chiesa, sempre attenta alle profonde trasformazioni sociali per elaborare una pastorale adatta ai tempi al fine di rispondere fedelmente a ciò che lo Spirito le chiede, si ponga seri interrogativi riguardo alla pastorale ordinaria, nella quale ha un particolare rilievo l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi (ICFR).

Pure la Diocesi di Brescia ha conosciuto questo cambiamento della situazione sociale, religiosa ed ecclesiale, diventando essa stessa “paese di missione”[1]; per questo, in comunione con la Chiesa universale, si adopera al fine di dare il suo contributo per una nuova evangelizzazione.

 

Il presente piano di lavoro nasce con l’intento di rivedere e di riprogettare la prassi pastorale circa l’ICFR, perché sia più adatta al tempo attuale.

Esso vuol essere uno stimolo per suscitare nelle nostre comunità cristiane una salutare inquietudine, affinché da una pastorale solo di conservazione si passi ad una pastorale di missione per una effettiva e ormai indispensabile nuova evangelizzazione.

 

 

Concetto di iniziazione cristiana

 

2.      Questo cammino di rinnovamento pastorale presuppone la consapevolezza dei termini del discorso ed il loro contenuto.  Il punto di partenza, che verrà ulteriormente arricchito all’interno del presente piano di lavoro,  è costituito, quindi, dalla necessaria precisazione del concetto d’iniziazione cristiana (IC), per la quale ci si serve liberamente della definizione offertaci dall’Uff. Catechistico Naz. e dalla CEI:

Per IC si intende il cammino che, grazie soprattutto ai tre Sacramenti dell’IC, introduce nel mistero di Cristo e della Chiesa, cioè fa diventare cristiani. Si tratta di un processo globale (caratterizzato dall’annuncio e dall’ascolto della Parola di Dio, dalla celebrazione dei Sacramenti di iniziazione e dalla testimonianza di fede, speranza e carità) attraverso il quale il Signore, mediante la comunità ecclesiale, introduce una persona alla prima esperienza del mistero cristiano. È un itinerario graduale con il quale si viene inseriti in Cristo, morto e risorto, come membri del suo popolo.[2]

 

 

Titolarità

 

3.       La responsabilità di introdurre i fanciulli e i ragazzi alla vita cristiana è affidata alla Chiesa e, quindi, a tutti i membri del popolo di Dio, a cominciare dai genitori. Tuttavia spetta alla comunità ecclesiale in quanto tale, presieduta dal Vescovo coadiuvato dai suoi collaboratori, cioè i presbiteri, attivare in forma ufficiale e autorevole il cammino di IC per tutti coloro che desiderano diventare cristiani.  

“La comunità cristiana non può pertanto delegare a nessuno il compito della IC che le è proprio”[3].

 

In modo particolare:

·        a livello diocesano: compete al Vescovo, coinvolgendo la Chiesa diocesana attraverso i vari organismi pastorali, elaborare un piano pastorale organico di IC costituito dalle finalità, componenti fondamentali, criteri organizzativi, responsabilità, strumenti;[4]

·        a livello parrocchiale: la Parrocchia è il “luogo ordinario e privilegiato dell’ICFR”[5]. Pertanto, “in stretto collegamento e in forma subordinata a quanto viene realizzato a livello diocesano[6], il Consiglio Pastorale Parrocchiale elaborerà, coinvolgendo le forze più direttamente interessate, in modo del tutto particolare i genitori[7], in quanto sono o dovrebbero essere i primi educatori della fede dei loro figli, un progetto globale di ICFR adatto al proprio ambiente socio – religioso. Naturalmente la Parrocchia si servirà a questo scopo di persone appositamente preparate ed ufficialmente incaricate (catechisti, padrini, educatori, istituzioni, aggregazioni  ecc.).

 

 

 

  

PARTE I

 

ANALISI DELLA SITUAZIONE

 

 

La situazione socio–religiosa

 

4.      I Vescovi lombardi nella lettera pastorale La fede in Lombardia (1994) ci offrono un’analisi della situazione socio–religiosa vissuta nella nostra regione.

Un primo fattore è dato dalla cosiddetta secolarizzazione, termine usato per descrivere l’atteggiamento che porta l’uomo a considerare se stesso come spiegazione ultima e come regola del proprio pensiero e della propria vita e a considerare, di conseguenza, Dio come inutile ed estraneo.

Un secondo elemento lo si ritrova nei rapidi cambiamenti culturali. Essi richiedono un costante approfondimento della fede, anche nella sua dimensione personale, in modo da saper distinguere ciò che è essenziale (contenuto della fede o depositum fidei) da ciò che può essere aggiornato e attuato in forme diverse da quelle a cui ci si era abituati. Un modo di proporre la vita di fede che non tenga conto di questi cambiamenti culturali, non soddisfa più, non risponde alle attese della persona concreta e ne causa l’allontanamento dalla comunità cristiana.

Un terzo fattore viene evidenziato nella attuale fragilità morale. Oggi, forse ancor più di ieri, non solo è presente la difficoltà del compiere ciò che è bene, ma soprattutto una nascente incapacità a giudicare ciò che è bene e ciò che non lo è. La radice la si ritrova nella negazione di un’etica di base, oggettiva, uguale per tutti e, viceversa, nella accettazione di un’etica soggettiva (io sono regola a me stesso), legata spesso alle conseguenze di utilità o non utilità che le singole scelte comportano. Pertanto si commettono peccati, ma spesso non vengono avvertiti ormai come tali, quando non addirittura giustificati.

Il pluralismo religioso è il quarto fatto concretamente constatabile nelle nostre città e paesi, dove vivono diverse persone appartenenti a varie fedi religiose. Questa società multi–religiosa porta  spesso a forme di relativismo religioso, cioè a pensare che una religione valga l’altra. Ciò ha provocato un raffreddamento nell’annuncio del Vangelo e nel percepire la necessità della sua testimonianza. Per questo oggi c’è bisogno di una fede personale, convinta e ragionata pur nel rispetto dell’altro e pur valorizzando ciò che di positivo  è presente nel suo credo.

Queste caratteristiche, sottolineate dai Vescovi lombardi, hanno comportato delle conseguenze inevitabili per le nuove generazioni: per loro è venuta meno quella specie di “catecumenato” socio-culturale che in altre epoche introduceva i piccoli nella vita e nella mentalità cristiane in una forma quasi spontanea. D’altra parte gli stessi cristiani adulti hanno dei rapporti molto diversificati nei confronti della comunità cristiana: alcuni si riuniscono con assiduità nella Eucaristia domenicale e collaborano regolarmente alla vita delle nostre parrocchie, ma altri, e sono la maggioranza, “pur essendo battezzati, hanno un rapporto con la comunità ecclesiale che si limita a qualche incontro più o meno sporadico, in occasioni particolari della vita, o rischiano di dimenticare il loro battesimo e vivono nell’indifferenza religiosa”[8]. 

 

 

La prassi vigente

 

5.      L’impegno nel servizio ai fanciulli e ai ragazzi, dovuto anche alla vitale tradizione oratoriana ereditata dal passato, caratterizza in modo particolare la prassi pastorale della nostra Chiesa bresciana.

Un impegno che inizia già con la celebrazione del Battesimo dei bambini, normalmente entro i primi mesi della loro vita, unito, con lodevoli esperienze, ad un accompagnamento delle famiglie. C’è da rilevare, però, lo scarso utilizzo del catechismo  CEI, Lasciate che i bambini vengano a me, proposto proprio per questo particolare momento.

Negli anni successivi i bambini e i genitori possono trovare un valido aiuto alla loro crescita di fede soprattutto nelle scuole materne cattoliche.

Con l’inizio dell’età scolare, compresa fra i 6 e i 14 anni, i bambini iniziano a frequentare e a vivere l’esperienza oratoriana e lì, con i genitori, trovano l’intensificarsi delle proposte per vivere e maturare la propria fede, secondo un itinerario d’IC che è per lo più omogeneo per tutti e vede le tappe sacramentali così come sono indicate nel Vademecum per la celebrazione dei sacramenti (Brescia 1990): cioè, la Confermazione è fissata intorno ai 12 anni (nel periodo della scuola media inferiore)[9], la Messa di Prima Comunione attorno agli 8 anni (secondo o terzo anno della scuola elementare)[10], la Riconciliazione precede la Prima Comunione con una opportuna distanza di tempo (abitualmente attorno ai 7 anni)[11].

Solo poche comunità parrocchiali, come risulta da un’indagine, hanno attivato una seria riflessione per dare concretezza alla Nota CEI: Il catechismo per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi del 1991.

 

 

Valutazione degli esiti attuali

 

6.      È doveroso interrogarsi se tale prassi abbia una conseguente efficacia, cioè se il fanciullo e ragazzo, che percorre questo cammino formativo, raggiunga l’obiettivo desiderato: essere adulto nella fede.

Nonostante il fatto che l’attuale azione pastorale sia caratterizzata nella nostra Diocesi da grande frenesia, attivismo e passione, purtroppo occorre ammettere che ci si trova ancora innanzi ad una sacramentalizzazione di massa, provocata da una fede di convenzione più che di convinzione.

Infatti purtroppo bisogna constatare che l’attuale azione pastorale d’IC, spesso, non inizia alla vita cristiana, in quanto non è raro assistere a comportamenti  contrari alla fede in chi ha ricevuto i tre Sacramenti dell’IC;  non inizia neppure ai Sacramenti, in quanto sono scarsi sia la conoscenza del senso profondo dei Sacramenti sia il frutto che ricade sul singolo e sulla comunità dal Sacramento conferito; ciò fa sì che la conclusione dell’IC coincida con l’abbandono generalizzato, evidenziato anche dalle percentuali di partecipazione alla vita ecclesiale nei primi anni del dopo Cresima, per cui si passa dal 90% al 15% circa.

 

 

Ricerca delle cause

 

7.      Questi aspetti, che mostrano una difficoltà oggettiva nella comunicazione della fede, possono essere collegati ad alcune altre cause, più immediate, rispetto a quella fondamentale della secolarizzazione e del cambiamento culturale, di cui si è parlato. La prima è la difficoltà di entrare nella mentalità esatta dell’itinerario d’IC che non coincide con il lavoro di sacramentalizzazione finora svolto; la seconda è la difficoltà di individuare e introdurre in una concreta corresponsabilità i soggetti aventi titolarità per l’IC (la Parrocchia che convoca, i genitori, gli educatori, i movimenti, i gruppi e le associazioni); la terza causa sta nel fatto che la persona del catechista spesso è scelta o accettata più per bisogno di coprire vuoti nel settore educativo che per una vocazione missionaria; la stessa formazione dei catechisti spesso è poco organica e inadeguata anche nel progettare i vari itinerari; al quarto posto possiamo individuare anche la scarsa conoscenza e applicazione dei documenti della Chiesa relativi al rinnovamento dell’IC; per ultimo una scarsa esperienza visibile di una comunità cristiana interessata a questo settore come anche spesso la mancanza di una figura concreta di riferimento che incarni l’esempio di una fede matura.

 

 

Diffuso disagio degli operatori pastorali

 

8.      È naturale che, dinanzi ad esiti considerati sempre più fallimentari, nonostante il prezioso impegno profuso a tutti i livelli, si elevi, da parte delle diverse componenti della comunità cristiana, un grido di aiuto: cosa dobbiamo fare?

È l’interrogativo che nasce dal vivere quel comune disagio per il non riuscire a rendere significativo e duraturo l’approccio con la vita di fede. Un interrogativo che così potremmo riassumere: come aiutare i nostri ragazzi di oggi a diventare cristiani?

 

 

Tentativi in atto

 

9.      Alcune Parrocchie hanno studiato e intrapreso  nuovi tentativi per rinnovare l’ICFR. Certe esperienze hanno voluto sottolineare come punto di partenza indispensabile il dialogo tra sacerdoti, catechisti e famiglie dei ragazzi, al fine di realizzare l’intensa collaborazione necessaria per accompagnare i ragazzi verso la loro maturità cristiana.

Altre comunità hanno sperimentato la formazione di piccoli gruppi per archi di età, evitando la suddivisione secondo il criterio scolastico e rispettando tuttavia l’età indicata per la celebrazione dei Sacramenti.

In altri casi, seguendo l’impostazione dei catechismi della CEI, si preferisce aggiungere come completamento un secondo incontro settimanale specifico per la preparazione immediata al Sacramento da ricevere.

Spesso si predilige insistere sulla formazione alla preghiera con particolari incontri, ritiri spirituali con il coinvolgimento dei genitori.

Non mancano pure proposte di cammini di fede cadenzati a tappe annuali, volgendo l’attenzione all’educazione alla preghiera, alla partecipazione liturgica, a gesti di carità e servizio nella comunità. Il passaggio da una tappa all’altra viene solennizzato nella celebrazione eucaristica domenicale.

Nonostante la molteplicità dei tentativi di rinnovamento, restano però alquanto diffusi: disagio, insoddisfazione e stanchezza.

 

 

Necessità di una nuova prassi di iniziazione cristiana

 

10.  Tutti questi elementi mostrano la necessità di ripensare l’ICFR. Ne sono convinti gli stessi Vescovi. Come ha affermato in un recente seminario il Presidente della “Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi”, Mons. F. Lambiasi, “i Vescovi, e con loro quanti sono direttamente impegnati nel compito difficile dell’iniziazione cristiana (catechisti, parroci, direttori degli uffici catechistici diocesani), sentono che non è più possibile continuare la prassi ordinaria di iniziazione cristiana nei termini con i quali è stata ereditata e continua ad essere applicata nella quasi totalità delle parrocchie italiane e più largamente nelle chiese di tradizione cattolica”[12].

La  una nuova prassi andrà ricercata all’insegna di una duplice fedeltà: da un lato dovrà essere conforme ai dati della situazione odierna e dall’altro a quelli della Rivelazione cristiana.

 

 

Cosa suggerisce la situazione storica?

 

11.  La fedeltà ai dati della storia non si esaurisce nell’esigenza di adattare il linguaggio e la testimonianza cristiana alla particolare situazione degli uditori[13], ma esige di assumere la storia stessa degli uomini, positiva o negativa che sia, come possibile “segno dei tempi”[14], cioè come luogo attraverso il quale lo Spirito parla nell’oggi alla sua Chiesa e guida il suo agire in forme adatte ai tempi.  Si tratta, allora, di accogliere le trasformazioni non con senso di rassegnazione o di pessimismo, ma come eventuali sfide od opportunità che Dio ci affida nella certezza che Egli non abbandona mai il suo popolo ed anche oggi lo conduce a nuovi ed inattesi spazi di vita.

 

 

Prendere atto del cambiamento socio – religioso

 

12.  Un primo gesto di fedeltà alla storia è quello di prendere atto del cambiamento socio-religioso, di accettarlo e, quindi, di intraprendere una nuova pastorale più adatta alla situazione, senza inutili nostalgie. Lo affermava Giovanni Paolo II, in occasione del Convegno ecclesiale di Palermo: “Questa nazione, che ha un’insigne e in un certo senso unica eredità di fede, è attraversata da molto tempo, e oggi con speciale forza, da correnti culturali che mettono in pericolo il fondamento stesso di questa eredità cristiana […]. La Chiesa sta prendendo più chiara coscienza che il nostro non è il tempo della semplice conservazione dell’esistente, ma della missione”[15]. Anche i Vescovi italiani lo auspicano: “Oggi in Italia l’evangelizzazione richiede una conversione pastorale […]. Non ci si può limitare alle celebrazioni rituali e devozionali e all’ordinaria amministrazione: bisogna passare ad una pastorale di missione permanente”[16].

 

 

Non dare più per scontata la fede cristiana

 

13.  La tradizionale prassi vigente dell’ICFR rispecchia per lo più una situazione sociale nella quale la cultura e le stesse istituzioni civili sostenevano la fede e i costumi cristiani.  Ma oggi “non è più possibile farsi illusioni,  troppo evidenti essendo divenuti i segni della scristianizzazione nonché dello smarrimento dei valori umani e morali fondamentali. In realtà tali valori, che pur scaturiscono dalla legge morale inscritta nel cuore di ogni uomo, ben difficilmente si mantengono, nel vissuto quotidiano, nella cultura e nella società, quando viene meno o si indebolisce la radice della fede in Dio e in Gesù Cristo”[17]. In questo nuovo quadro socio–religioso non è raro trovare dei cristiani che, pur continuando a professarsi tali, non possiedono più una fede cristiana autentica, che incida nella vita e nelle loro scelte morali, anche se, per il momento, fanno ancora riferimento alla Chiesa in vista del conseguimento di servizi religiosi. L’assenza, sempre più diffusa, di una mentalità di fede, investe le famiglie e ciò impedisce ancor di più di dare per scontata la presenza della fede cristiana nei fanciulli e nei ragazzi, anche in quelli che sono ancora abbastanza fedeli agli appuntamenti domenicali, nonostante percepiscano nella Chiesa un linguaggio e una ritualità lontani dal proprio sentire. Tale complessità del problema nasconde tuttavia una possibile ricchezza: quella di ridare il primato all’evangelizzazione in vista del generare o rigenerare alla fede; una fede che coinvolga gli aspetti pubblici e privati dell’esistenza umana, rinsaldi il senso della appartenenza ecclesiale e  faccia sì che la comunità cristiana non sia una semplice agenzia di servizi religiosi, ma luogo di vita, di identità e di concreta esperienza della salvezza operata da Cristo.

 

 

Tenere conto delle notevoli diversità socio–religiose dei fanciulli e dei ragazzi

 

14.  I contesti di vita in cui i ragazzi si trovano a vivere oggi sono multiformi e ciò obbliga a saper accogliere nel rispetto il ragazzo così com’è, in modo tale che non sia il ragazzo in funzione dell’IC, ma l’IC per il ragazzo. Di conseguenza viene a dover essere superata la prassi di proporre ai ragazzi un unico cammino sulla falsariga dell’ambito scolastico. Nello stesso tempo è indispensabile osservare pure che oggi le diversità sono fluide e mutevoli; un ragazzo può facilmente passare da un ambiente dove si vive cristianamente ad un altro totalmente opposto. Questa situazione deve essere presa con la serietà necessaria al fine di configurare con più oculatezza i diversi itinerari di ICFR.


PARTE II

 

ORIENTAMENTI FONDAMENTALI

PER UNA NUOVA PRASSI DELL’ICFR

 

 

Indicazioni biblico–teologiche fondamentali

 

15.  L’analisi delle situazioni socio–religiose non può determinare da sola le mète, gli obiettivi, i contenuti e le tappe dell’IC;  questi debbono corrispondere al significato teologico insito nella stessa IC, così come emerge dalla Rivelazione e da come è stato recepito dalla coscienza ecclesiale.

 

 

Che cosa significa diventare cristiano

 

16.  Se il fine dell’IC è quello di “far diventare cristiani”, nella ricerca di un nuovo progetto di ICFR il primo elemento da precisare è proprio quello dell’identità cristiana: chi è il cristiano? come lo si diventa?

 

17.  Il NT indica che i “cristiani” sono i discepoli di Cristo[18], i suoi “seguaci”, che, lasciando un loro autonomo progetto di vita, accettano che sia Lui il loro Signore perché hanno creduto che in Gesù Dio si è fatto vicino all’uomo e desidera renderlo partecipe del suo regno di amore[19]. Questa decisione fondamentale, attuabile solo in virtù della grazia, comporta di seguire Cristo insieme con gli altri fratelli, di accettare la sua parola, di imitare i suoi atteggiamenti e di vivere secondo il suo insegnamento, soprattutto quello dell’amore[20], seguendolo precisamente là dove Egli cerca la sua dimora, cioè presso i peccatori, i piccoli, i malati e i poveri[21].

 

18.  Se, però, l’essere cristiano consistesse solo in questo tipo di sequela, allora il Cristo non sarebbe molto diverso dai profeti, dal sapiente Salomone, da Socrate o da  Buddha e la vita cristiana potrebbe consistere nel prolungare, anche senza di Lui, il suo stile di vita. Ora, invece, Gesù non è solo un maestro, un profeta o un sapiente[22]: Egli è il Signore, l’unico Figlio di Dio, che si è fatto uomo, è morto ed è risorto per renderci figli di Dio, partecipi, mediante il dono dello Spirito Santo, del suo rapporto filiale con il Padre[23]. Accanto, allora, alla imitazione è quindi fondamentale e prioritaria per l’identità cristiana la relazione, anzi l’unione personale col Signore, in quanto la comunione col Padre, fine e mèta della nostra vita, è possibile solo entrando in questo particolare rapporto con Gesù[24].

 

19.  La fede cristiana, mediante la quale Cristo è accolto e abita nei nostri cuori[25], implica dunque questi due aspetti inscindibili: da un lato la ferma e consapevole adesione alla verità rivelata e ai comportamenti insegnati da Gesù (aspetto oggettivo della fede), dall’altro l’accoglienza di un rapporto personale di fiducia, amore e obbedienza con il Signore Gesù e, tramite Lui, con il Padre e i fratelli[26] (aspetto soggettivo).

 

20.  La possibilità universale, cioè aperta a tutti, di questa particolare relazione portatrice di salvezza si fonda sull’evento straordinario ed unico della risurrezione, grazie alla quale Gesù Cristo è sempre vivo ed è Signore dei vivi e dei morti. Se, però, non vogliamo cadere nel rischio, oggi tutt’altro che inesistente, di relazionarci a un Gesù inventato a nostro piacimento, col pericolo di “aver creduto invano”[27], dobbiamo rifarci unicamente, come ha fatto anche San Paolo[28], a quel Gesù che ci è stato trasmesso dagli apostoli, suoi testimoni diretti e autorevoli, scelti come tali da Cristo stesso, e la cui memoria è conservata fedelmente nella Chiesa e nelle Scritture apostoliche, che essa ci ha tramandato.

 

21.  Per diventare cristiani è necessario passare attraverso la testimonianza della Chiesa, a cui il Risorto ha garantito la sua presenza e affidato la sua parola di vita e le sue azioni di salvezza[29]. Pertanto nessun credente può inventarsi la fede cristiana: la riceviamo tutti dallo Spirito santo tramite la Chiesa, che è la garanzia dell’autenticità e dell’oggettività della fede personale stessa. L’accedere alla fede e alla comunione con il Cristo coincide allora con l’accoglienza della testimonianza della Chiesa[30] e con l’ingresso in essa, secondo un percorso graduale indicato già in Atti 2, 37-42, che prevede in primo luogo l’accoglienza nella fede del Vangelo di Cristo morto e risorto, poi la celebrazione del Battesimo e il dono dello Spirito santo ed, infine, come conseguenza, il pieno inserimento nella comunità ecclesiale, che ascolta la Parola, spezza il pane, vive la comunione e rende pubblica la testimonianza del Signore risorto.

 

 

Il primato della parola e della fede

 

22.  La Chiesa “considera come sua prima missione suscitare e risvegliare in tutti una fede autentica ed operosa”[31]. Perché questa particolare attenzione al “primato” della fede?

La tentazione ricorrente di ridurre il Vangelo di Gesù ad un insieme di norme morali da osservare nel comportamento umano fa correre il pericolo di dimenticare che il Vangelo prima di tutto è una “bella e gioiosa notizia” che ci rivela il volto paterno di Dio, l’avvicinarsi del suo regno, e ci comunica l’opera di salvezza attuata dal Padre mediante il Cristo. Pertanto il primo atteggiamento che viene richiesto non è tanto quello di fare chissà quali opere meritorie, ma di credere, di lasciarsi amare da Dio e di accogliere la sua amorevole sollecitudine per noi. Nell’ambito della fede l’uomo è in una posizione prima di tutto “recettiva” e per questo tale fede diventa salvifica[32]. È in questo senso che l’apostolo Paolo, parlando della fede, può dire “non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me”[33].

Certamente la fede cristiana ha un intrinseco e conseguente risvolto operativo: “La fede senza le opere è morta in se stessa”, afferma l’apostolo Giacomo[34]. Non è pensabile una fede staccata dalle opere,  che imitano la vita di Gesù. Ma il NT insiste chiaramente nell’affermare che l’impegno etico della conversione e dell’amore non è il primum (cioè il punto di partenza), bensì la conseguenza necessaria di quella trasformazione che Dio opera in noi mediante la fede. Il comando “devi comportarti da figlio–fratello” nasce e deriva dal fatto che prima “sei figlio–fratello”! Per il cristiano, dunque, ciò che conta non è semplicemente l’amore, ma “la fede che opera per mezzo della carità”[35].

 

23.  Il discorso relativo a questa priorità della fede va pure affermato nei confronti dei Sacramenti. Pur essendo vero che la grazia sacramentale, infusa in noi dallo Spirito santo, genera e alimenta la vita di fede, speranza e carità, va ribadito che i Sacramenti sono pur sempre e in primo luogo “i Sacramenti della fede”, che presuppongono la grazia della fede, come condizione indispensabile per la loro efficacia salvifica. Ma è dall’ascolto della Parola di Dio, annunciata e meditata, che nasce e matura la fede. Tale condizione di partenza è il motivo fondante della priorità da dare all’evangelizzazione con l’annuncio della Parola, soprattutto là dove la fede non è più presente  o spesso è debole e dubbiosa.

“Dalla Parola, al Sacramento, alla vita nuova: è questa la dinamica profonda dell’esistenza cristiana: la Parola svela progressivamente il disegno di Dio, la celebrazione inserisce nel mistero pasquale di Cristo, la testimonianza rende ragione della propria fede e la esplicita nella missionarietà”[36]. Questo “primato della Parola e della fede [vale] anche nella vita dei fanciulli e dei ragazzi, per accompagnarli a un’autentica celebrazione dei sacramenti”[37].

 

 

Il senso teologico della IC

 

24.  “Diventare cristiano richiede, fin dal tempo degli apostoli, una iniziazione, cioè una introduzione con diverse tappe”[38].

La necessità di un cammino di IC è collegata innanzi tutto al fatto che non si diventa cristiani da sé o da soli: la fede la riceviamo tutti “da Dio mediante la Chiesa[39]. La traditio fidei (cioè la trasmissione della fede) rende possibile la redditio (cioè la risposta personale). Ognuno ha bisogno di essere iniziato, introdotto da altri credenti nel mistero di Cristo e della Chiesa, “a cui è assicurata la presenza del Signore e la permanenza della sua azione salvifica”[40].

D’altra parte, il fatto che l’IC abbia il suo momento culminante nella ricezione dei tre Sacramenti dell’iniziazione, che rendono presente e attuale l’evento di salvezza della Pasqua di Cristo, testimonia che non si tratta solo di un cammino dell’uomo e della Chiesa, ma che, attraverso i Sacramenti, è Dio stesso a introdurci nel mistero di Cristo e della Chiesa. Grazie al Battesimo, alla Cresima e all’Eucaristia non soltanto siamo accolti dalla Chiesa nella comunità visibile, ma, attraverso di essa, siamo introdotti, unitariamente e gradualmente, nella comunione con Cristo.  Ne consegue l’auspicio del ricupero non solo della  organica connessione dei tre Sacramenti dell’iniziazione cristiana, ma anche di quella successione teologicamente più coerente che vede il Battesimo come porta d’ingresso nel mistero di Cristo e della Chiesa e la celebrazione eucaristica come  il momento culminante che ne realizza il pieno compimento[41].

Da ultimo, se diventare cristiani significa raggiungere quella maturità, che consiste nel far propria la “mentalità” di Cristo, questo non può accadere improvvisamente. Come insegna la “pedagogia divina”[42], la maturità cristiana di una persona necessita di gradualità, poiché, toccando l’intelligenza, la libertà e la volontà, esige la progressiva trasformazione di tutta la persona, partendo dal “bere latte” per giungere un po’ alla volta al “nutrimento solido”[43]. Così si esprimeva S. Efrem sul progressivo apprendimento della Parola di Dio: “Non avere l’impudenza di voler prendere in un sol colpo ciò che non può essere prelevato se non a più riprese, e non allontanarti da ciò che potresti ricevere solo un po’ alla volta […]. Ciò che non hai potuto ricevere subito a causa della tua debolezza, ricevilo in altri momenti con la tua perseveranza”[44].

Se questo vale per le persone adulte, a maggior ragione vale per i fanciulli e i ragazzi che per la loro stessa età si trovano a vivere la maturazione della mente, del cuore e delle scelte fondamentali della vita.

 

 

Rapporto fede – Sacramenti nel cammino di IC

 

25.  Il Sacramento al di fuori di un contesto di fede non ha alcun senso. La dissociazione tra fede e Sacramenti, avvenuta nella storia per molteplici cause, ha oscurato il rapporto tra il dono gratuito di Dio e l’adesione del credente. Così che oggi, mentre alcuni cristiani rifiutano i Sacramenti dichiarando che ciò che conta è vivere di fede, altri chiedono i Sacramenti senza motivazioni di fede autentica. Così si legge nel CdA: “Nel nostro paese quasi tutte le famiglie chiedono i Sacramenti dell’IC  per i loro figli; ma molte volte li vivono come riti di passaggio, in cui prende corpo un vago senso del sacro, e non come riti specificamente cristiani. La grandezza di queste celebrazioni sta invece nel fatto che uniscono vitalmente gli uomini a Cristo e li assimilano a Lui nell’essere  e nell’agire, introducendoli nella comunione trinitaria e in quella ecclesiale. Particolarmente necessario si rivela dunque un itinerario di fede, che preceda, accompagni e segua la celebrazione dei tre Sacramenti”[45]. “Il Sacramento – scrive R. Falsini -  o è un segno di fede, cioè la sua proclamazione pubblica, o non esiste”[46].

 

26.  Ogni Sacramento è celebrato in nome della Chiesa e ne esprime la fede. Nel Battesimo degli adulti questi la accolgono personalmente e la esprimono in forma esplicita. Nel caso del Battesimo dei bambini la Chiesa, nella persona dei genitori e dei padrini, svolge un ruolo di supplenza: il bambino è inserito in Cristo e nella sua azione salvifica tramite la fede della Chiesa, in attesa che possa egli stesso farla propria, anche grazie ad una effettiva educazione cristiana.

 

27.  Sotto un profilo teologico, i Sacramenti dell’IC non sono la mèta ultima del cammino d’iniziazione. Più precisamente, infatti, l’IC non è iniziazione o introduzione ai Sacramenti, ma piuttosto iniziazione dei Sacramenti,  nel senso che sono proprio i Sacramenti che ci introducono nel mistero di Cristo. E poiché non si può essere inseriti nel mistero di Cristo e della Chiesa senza le virtù teologali della fede, speranza e carità, bisogna ritenere che, se per un verso i Sacramenti dell’IC presuppongono già un contesto di fede, per un altro sono essi stessi che la generano e la alimentano.

Dai Sacramenti d’IC nasce perciò anche l’esigenza di testimoniare in forma sempre più matura la fede che si è ricevuta. Così si esprime la Lumen gentium: “I fedeli, infatti, incorporati nella Chiesa col Battesimo […] ed essendo rigenerati quali  figli di Dio, sono tenuti a professare davanti agli uomini la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa. Col Sacramento della Confermazione vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti da una speciale forza dello Spirito Santo e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere, con la parola e le opere, la fede come veri testimoni di Cristo. Partecipando al sacrificio eucaristico, fonte e culmine di tutta la vita cristiana, offrono a Dio la vittima divina e se stessi con essa […] e mostrano concretamente l’unità del popolo di Dio, che da questo augustissimo Sacramento è adeguatamente espressa e mirabilmente effettuata”[47].

 

 

Dimensione ecclesiale della fede e dell’IC

 

28.  La fede cristiana, pur essendo una relazione personale con Cristo, la riceviamo mediante la Chiesa ed ha costantemente una dimensione ecclesiale. Gesù non ha voluto una fede individualistica. Ha scelto i suoi discepoli per fare di essi una comunità, come segno visibile della nuova comunione di amore con Dio e con i fratelli che Egli ha reso possibile con la sua Pasqua  e ha voluto che fosse essa, e non i singoli credenti, a conservare fedelmente la sua memoria e a trasmettere la sua Rivelazione salvifica. Si diventa cristiani in una comunità e non individualmente. Questa dimensione ecclesiale riguarda tutti gli aspetti della vita cristiana: ogni azione del credente non è un fatto puramente privato ma possiede una rilevanza comunitaria. Ciò vale, purtroppo, anche per i nostri peccati, ma, grazie a Dio, vale anzitutto per gli atti positivi e le azioni sacramentali. Non esistono Sacramenti privati: tutti i Sacramenti sono azioni della Chiesa e riguardano sempre, in qualche maniera,  tutta la Chiesa.

 

29.  La dimensione ecclesiale vale in particolare per i  tre Sacramenti dell’IC, che gradualmente introducono nel mistero di Cristo e della Chiesa. Il Battesimo apre le porte al credente per l’ingresso nella Chiesa, la Cresima ne determina o specifica il compito ecclesiale, l’Eucaristia tramuta tutti coloro che mangiano dell’unico “pane” nell’unico corpo di Cristo, che è la Chiesa[48]. La loro celebrazione e il cammino di fede, che li rende significativi ed efficaci, esigono la presenza particolare della comunità cristiana. Educare, accompagnare ed accogliere nella fede cristiana non può essere impresa solo di qualcuno, neppure del pastore. L’IC, come l’evangelizzazione, è opera di Chiesa e si attua quasi per “contagio”, a partire per lo più da quella prima cellula ecclesiale che è la famiglia cristiana[49]. In altre parole “l’IC avviene nella comunità e con la comunità”[50].

 

 

Finalità

 

30.  Tanto l’identità teologica dell’IC quanto la situazione attuale, coniugate tra loro, concordano nel domandare una revisione della prassi attuale dell’ICFR.  La finalità di tale revisione consiste nel programmare una nuova prassi che sia in grado d’introdurre progressivamente i fanciulli e i ragazzi ad una libera e cosciente scelta di fede e ad una maturità di vita cristiana, tenendo conto della loro età. Ciò non significa che al termine del cammino un ragazzo sia già cristianamente perfetto, ma che, dopo aver accolto liberamente il senso e i valori dell’essere cristiano, possa continuare a coltivarli anche dopo che l’IC è terminata[51]. Si può ritenere che il cammino d’IC abbia raggiunto il suo scopo quando l’”iniziato” vive abitualmente, anche se con fatica, una reale esistenza cristiana, caratterizzata da un profondo rapporto con Cristo, dalla convinta partecipazione alla catechesi permanente e alle celebrazioni sacramentali, dalla coerente testimonianza cristiana nell’ambiente familiare e sociale e dalla presenza attiva nella vita della comunità ecclesiale.

 

 

Orientamenti e scelte pastorali

 

Per il raggiungimento di questa finalità sono indispensabili alcuni cambiamenti negli orientamenti e nelle scelte pastorali.

Assumere ed attuare un’adeguata concezione di Chiesa

 

31.  È necessario innanzi tutto partire da una adeguata visione di Chiesa, intesa come mistero di comunione e di missione, che fa spazio alla corresponsabilità nativa di tutte le vocazioni cristiane e dei vari gruppi e movimenti ecclesiali[52]. Tale visione di Chiesa deve concretizzarsi nell’esigenza di ri-formare la comunione nelle nostre comunità e il loro spirito missionario. Per un’adeguata ICFR è indispensabile, infatti, creare un ambiente generante la fede. E l’ambiente che genera alla fede è, in primo luogo, la comunità cristiana. Si tratta di far sì che nelle nostre comunità i fanciulli e i ragazzi respirino aria di fede e di comunione.

 

 

Superare una concezione angusta di pastorale

 

32.  È richiesto il superamento di una concezione angusta di pastorale[53]: tutta la pastorale dovrebbe oggi essere più chiaramente attraversata dalla tensione effettiva nel condurre alla fede, superando la concezione che o la identifica con la prestazione di servizi religiosi oppure tende a identificarla di fatto con attività culturali, aggregative o semplicemente ricreative. Bisogna riguadagnare ogni volta il livello propriamente cristiano e la finalità salvifica dei gesti, delle parole, delle strutture e delle iniziative pastorali, anche oratoriane. Si tratta di ricuperare “il necessario primato della evangelizzazione”[54], cioè dell’annuncio del Vangelo finalizzato al sorgere della fede.

 

 

Rivedere le priorità del ministero ordinato

 

33.  All’interno della corresponsabilità missionaria di tutti i battezzati, bisogna rivedere il senso e le priorità del ministero ordinato[55]. La tensione a generare alla fede dovrebbe ridiventare l’orizzonte unificante di tutto il ministero del prete. Nel modo d’intendere tale ministero bisogna operare oggi un progressivo “sbilanciamento”: dal compito di custodire gli aspetti istituzionali allo sporgersi sempre più evidente nella disponibilità alle relazioni personali; dall’impegno di mantenere una situazione pastorale già data alla dedizione generosa per favorire nel cuore delle persone l’adesione personale alla fede. “Anche per il prete è giunto il momento di ridare al ministero della fede il primato indiscusso su tutte le altre occupazioni”[56]. 

 

 

Il primato della formazione cristiana degli adulti

 

34.  L’evangelizzazione “ha come destinatari privilegiati soprattutto gli adulti[57]: essi sono la figura paradigmatica del cristiano, poiché l’annuncio del Vangelo esige un’accoglienza cosciente e libera.

“In un tempo di trapasso culturale, la comunità ecclesiale potrà dare ragione della sua fede, in ogni ambito di vita comunitaria e sociale, solo attraverso la presenza missionaria di cristiani maturi […]. Anche la catechesi delle nuove generazioni ha assoluto bisogno di riferirsi a modelli adulti e credibili di vita cristiana, se vuole avere presa nel cuore e nell’esistenza dei giovani. Ciò comporta la scelta pastorale comune e prioritaria per una sistematica, capillare e organica catechesi degli adulti, proprio perché gli adulti sono in senso pieno i destinatari del messaggio cristiano”[58]. È solo nel contesto di una comunità cristiana di adulti che trova il suo luogo naturale anche una introduzione alla fede dei bambini. “La comunità cristiana degli adulti è il contesto e l’esperienza portante dell’ICFR”. In modo particolare, “la crescita di fede dei fanciulli e dei ragazzi non può fare a meno di un coinvolgimento dei genitori e della famiglia”[59]. Non è quindi normale una pastorale prevalentemente dedita ai bambini o che crei un’immagine di Chiesa formata prevalentemente da bambini.

 

 

Operare un più attento discernimento circa il Battesimo dei bambini

 

35.  Il Battesimo dei bambini esprime meravigliosamente la priorità del dono di Dio che precede ogni scelta dell’uomo. Tuttavia, come risulta anche dalla tradizione dei primi secoli, in cui si incominciò a battezzare i bambini dei cristiani, è importante che il bambino, che viene battezzato, sia sostenuto da un contesto di fede. “Si può battezzare un bambino solo se nel suo ambiente esiste una concreta possibilità di educazione cristiana. I doni di Dio sono gratuiti, ma devono essere accolti consapevolmente e vissuti responsabilmente”[60]. “Nel caso in cui manchi qualsiasi speranza fondata che il battezzando sarà educato nella fede cattolica, il Battesimo potrà essere differito[61]. La revisione delle condizioni per celebrare il Battesimo dovrà dunque tenere presente da un lato la “necessità” del Battesimo come dono di salvezza, e dall’altro “le garanzie perché tale dono possa svilupparsi mediante un’educazione nella fede e nella vita cristiana, sicché il Sacramento possa raggiungere pienamente la sua realtà”[62].

 

 

Realizzare l’ICFR “secondo un’ispirazione catecumenale”[63]

 

36.  Da quando la famiglia ha cessato di essere lo strumento di mediazione della fede per i figli e di esserne la porta d’accesso spontanea, informale ma reale, la ripresa dell’ispirazione catecumenale dell’ICFR si fa quanto mai urgente. Con tale espressione si intende ricuperare e applicare all’IC dei fanciulli e ragazzi già battezzati alcuni elementi tipici dell’antico catecumenato. In modo particolare, per “ispirazione catecumenale” si intende un cammino d’ICFR:

a)                  che non dà per scontata e presupposta la fede, ma si preoccupa di generarla;

b)                  che sviluppa un’educazione globale alla vita cristiana, senza limitarsi al momento dell’istruzione religiosa. L’itinerario d’ispirazione catecumenale “deve essere inteso come un esercizio prolungato e completo di vita cristiana, che comprende non solo l’istruzione religiosa, ma anche esperienze di preghiera personale e comunitaria, gesti di testimonianza e opere di carità, cambiamento di mentalità e di abitudini: una vera scuola di formazione, al seguito di Gesù maestro”[64];

c)                  che è scandito da tappe progressive di formazione e di celebrazione ed è segnato da diversi passaggi e verifiche. “Il calendario delle tappe dell’IC non può essere fissato a priori: ciascuna di esse deve corrispondere realmente al progresso nella fede del fanciullo e del gruppo, progresso che dipende dall’iniziativa divina, ma anche dalla libera risposta dei ragazzi, dalla loro vita comunitaria e dallo svolgimento della formazione catechistica”[65]. L’ispirazione catecumenale esige, quindi, di liberarsi dall’idea delle scadenze fisse, uguali per tutti, e dei passaggi automatici;

d)                  che ha un’intrinseca dimensione comunitaria ed ecclesiale, nel senso che si svolge nella comunità cristiana, con l’attiva partecipazione di tutti, in specie della famiglia, ed esige di offrire alcune esperienze di vita ecclesiale.

 

37.  Il RICA, debitamente adattato alla situazione diversa e particolare dei fanciulli e dei ragazzi, e la Nota pastorale del Consiglio Episcopale Permanente della CEI, L’iniziazione cristiana 2. Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni del 1999 offrono l’itinerario da compiere[66]. Tale itinerario deve tenere conto di tutto quanto sopra è stato detto in relazione alle tappe progressive di formazione di una fede adulta e di una testimonianza matura[67]. Ne consegue pure che l’IC all’interno della Parrocchia dovrà esigere la presenza fondamentale del presbitero, dei genitori, dei catechisti come anche la collaborazione convinta di tutti gli altri educatori parrocchiali: animatori dell’oratorio, della liturgia, della Caritas, del gruppo missionario, della pastorale vocazionale, degli insegnanti di religione ecc. Non potrà altresì mancare la rivalutazione della figura del padrino, scelto in modo tale che la comunità gli possa affidare il compito d’essere, oltre che testimone, il coordinatore del cammino personale del ragazzo. Oppure in alcuni casi la comunità stessa potrà scegliere un padrino per il cammino di un ragazzo, come anche preparare famiglie cristiane disposte ad “adottare spiritualmente” i ragazzi che non hanno alle spalle una famiglia cristiana.

 

 

Progettare itinerari di ICFR diversificati e personalizzati

 

38.  “Sappiamo quanto il cammino di ICFR sia omogeneo e a volte anche massificante, poco individualizzato e quindi scarsamente commisurato alle esigenze di fede e di vita dei destinatari […].  Eppure ogni catechista sperimenta oggi quanto grande sia la diversità, sul piano della fede e del vissuto concreto dell’ambiente familiare e sociale, che ogni fanciullo e ragazzo porta con sé”[68]. “Da qui la necessità di avviare itinerari di fede sistematici e differenziati, non accontentandosi di incontri occasionali o di massa”[69].

 

39.  Ciò significa offrire un servizio evangelico adatto, più efficace e più rispettoso della reale situazione dei ragazzi. Con questo spirito e con queste finalità tale cammino deve essere presentato ai genitori, ai ragazzi e all’intera comunità.

 

40.  Notevole importanza sarà data, comunque, “all’esperienza di gruppo, che assuma un vero carattere ecclesiale e investa la vita dei fanciulli e dei ragazzi sotto il profilo liturgico, caritativo, fraterno e festivo”[70]. Pertanto può darsi che questo esiga la formazione di gruppi anche interparrocchiali o zonali, come pure la necessità di preparare operatori pastorali adatti e formati per i diversi cammini.

 

41.  Quanto a questi itinerari catechistici più personalizzati e definiti secondo una più diretta attenzione ai soggetti, non si dimentichi che il catechismo della CEI deve restare il Libro della fede fondamentale per tutti gli itinerari, pur essendo possibili e necessarie adeguate mediazioni[71]

 

 

Attuare una catechesi in favore della mentalità di fede che superi il modello scolastico[72]

 

42.  Più volte si è ribadita la necessità di impostare una catechesi finalizzata a creare una mentalità di fede, che superi l’angusta finalizzazione alla ricezione dei sacramenti e alla semplice formazione dottrinale. “Una catechesi esclusivamente orientata ai sacramenti non può e non deve esaurire tutta la pastorale dell’iniziazione. Se così avviene, come frequentemente purtroppo si verifica, è inevitabile che la catechesi si riduca a intellettualismo e i sacramenti scadano a gesti di costume e di tradizione”[73]. Al fine di creare questa mentalità di fede è determinante il clima cristiano che si respira in famiglia. Bisognerà, perciò, come più volte accennato, “valorizzare la catechesi familiare e aiutare [i genitori] a svolgerla in modo che essa preceda, accompagni e arricchisca ogni altra forma di catechesi”[74].

 

 

43.  La Parrocchia dovrà, dunque, superare quelle prassi che hanno contribuito a svilire l’ICFR riducendola ad una continuazione dell’esperienza scolastica, ad un insegnamento puramente dottrinale, che apre l’accesso ai Sacramenti in base all’età scolastica dei fanciulli. Nel tentativo di superare l’impostazione scolastica bisognerà transitare da una catechesi per classi scolastiche a una catechesi per fasce di età o, ancor meglio, a una catechesi intergenerazionale, con la partecipazione degli stessi adulti e, soprattutto, della famiglia.

 

 

Abbandonare i “passaggi” automatici e rivedere i criteri d’ingresso alle varie tappe

 

44.  “L’IC non può che essere un processo unitario, dal momento che ha come finalità quella di essere scuola globale di vita cristiana e condurre alla partecipazione e assimilazione al mistero pasquale: evento unico celebrato nei Sacramenti del Battesimo, Confermazione, Eucaristia. All’interno di questa unitarietà, il cammino di IC, secondo una sapiente pedagogia cristiana, è articolato in tappe, successive e graduali, ciascuna con una propria originalità e fisionomia spirituale, con proprie accentuazioni e segni”[75]. Tra queste tappe, oltre a quelle dell’ammissione ai Sacramenti vanno annoverati anche altri momenti celebrativi, come l’accoglienza all’inizio del cammino, la traditio (consegna) della Bibbia, del Simbolo della fede, del Padre nostro, delle Beatitudini, ecc.[76], che dovrà prevedere anche la redditio (riconsegna) al termine delle relative catechesi e dopo un periodo di esperienza.

 

45.  È un errore partire dal presupposto che i ragazzi maturino tutti nello stesso tempo e che abbiano gli stessi ritmi di crescita e di comprensione. L’IC deve tenere conto della graduale maturazione del ragazzo più che del calendario o dell’età. Ne deriva, da un lato, l’esigenza di non ammettere tutti automaticamente ai vari passaggi e, dall’altro, di operare delle verifiche secondo criteri che non si basino solo sul momento dell’incontro catechistico ma tengano conto dell’effettiva crescita nella fede e nella testimonianza cristiana. A questo proposito “l’esercizio pastorale del discernimento, in vista dell’ammissione del candidato alla celebrazione sacramentale, è frutto della collaborazione dell’intera comunità: cioè del Vescovo, dei presbiteri, dei diaconi, [dei genitori], dei catechisti, dei padrini e di tutta la comunità locale, di ciascuno secondo il suo ordine e nel giusto modo”[77].


PARTE III

 

ITINERARIO ORDINARIO

 E CAMMINI DIFFERENZIATI

 

 

Il principio

 

46.  Il contesto di vita sociale, religioso ed ecclesiale da cui provengono i fanciulli e i ragazzi che chiedono oggi di fare il cammino d’IC è notevolmente multiforme e variegato. Il rispetto di questi ragazzi esige di tenere conto della loro reale situazione e di adattare ad essa il cammino d’IC. Questo significa che oggi non è più proponibile un unico itinerario d’IC uguale per tutti, ma si rende necessaria, oltre a una maggiore attenzione a ogni singolo caso personale, anche l’offerta di una pluralità di percorsi differenziati per gruppi di ragazzi che abbiano tra di loro una certa omogeneità di vissuto religioso o di orientamento.

 

 

Aspetti problematici e condizioni di attuabilità

 

47.  L’esigenza di proporre  cammini più personalizzati e differenziati di ICFR deve essere sostenuta dalla coscienza che,  nell’attuale assetto della pastorale, l’operazione è delicata e problematica. Può nascere infatti  l’impressione di una qualche discriminazione e ci può essere il rischio di malumori o  di tensioni all’interno della stessa comunità parrocchiale; come pure possono nascere odiosi confronti con le Parrocchie vicine. Proprio per questo è bene che una Parrocchia metta in atto degli itinerari differenziati a queste condizioni:

-         la scelta sia discussa e concordata con il Consiglio Pastorale Parrocchiale, con i presbiteri della zona pastorale e con il Consiglio Pastorale Zonale;

-         sia presentata alla comunità come una sperimentazione per un certo periodo di tempo e non come scelta già definitiva; 

-         vi sia il previo accordo con l’Ufficio Catechistico Diocesano, che si impegna a seguire la sperimentazione;

-         non si parta senza avere prima preparato catechisti o animatori adatti per i nuovi cammini.

 

 

Elementi comuni ad ogni itinerario

 

48.  Ogni itinerario, pur nella varietà dei metodi, dei tempi ecc., deve garantire un autentico e completo cammino d’IC, che introduca progressivamente nella vita cristiana. Questo comporta:

a)      Ogni itinerario sia un cammino di educazione globale alla vita cristiana e non una serie di istruzioni religiose. A questo scopo si dovrà fare spazio adeguato a tutte e tre le dimensioni costitutive della vita cristiana, cioè:

-         il momento propriamente catechistico o di annuncio, ascolto e accoglienza della “bella notizia” di Gesù: la finalità di tale annuncio, che non può mai mancare e che deve essere sempre collegato con l’esperienza del ragazzo, non è tanto di trasmettere nozioni e regole di comportamento, ma di rendere partecipi di una storia che porta all’incontro con Cristo, vivo nella comunità ecclesiale. Circa i contenuti il testo di riferimento per tutti è costituito dai 4 volumi del Catechismo per l’ICFR della CEI;

-         il momento liturgico-sacramentale: la liturgia deve essere ritenuta una componente fondamentale dell’itinerario d’IC, sia come esperienza diretta, sia come introduzione alla preghiera liturgica della Chiesa. Attraverso opportune esperienze di preghiera e giornate di spiritualità, si tratta di guidare ad una consapevole, attiva  e gioiosa partecipazione, nel ciclo dell’anno liturgico, alla vita liturgica e sacramentale della Chiesa, ricordando che la fonte e il culmine dell’esistenza cristiana rimane sempre l’Eucaristia;

-         il momento della testimonianza nella vita: ogni itinerario deve prevedere esperienze precise di impegno nel servizio, la partecipazione a iniziative caritative e missionarie della comunità, l’esercizio dell’apostolato e della testimonianza della carità tra gli altri coetanei, a scuola e in famiglia, come frutto della maturazione alla carità di Cristo.

 

b)      Ogni itinerario preveda la celebrazione di alcune tappe significative.  Il riferimento non è solo ai sacramenti dell’IC e della prima confessione, ma riguarda anche altri momenti celebrativi già esemplificati al n. 44[78]. L’ammissione a questi passaggi dovrà essere collegata a una verifica del progressivo sviluppo, da parte dei singoli e del gruppo, nella formazione e nella vita cristiana.

 

c)      Ogni itinerario sia sviluppato nella comunità cristiana, con il coinvolgimento della famiglia. Nell’IC la famiglia ha un ruolo tutto particolare. Spesso ci si trova in presenza di situazioni familiari molto diverse tra loro, che vanno dai genitori che partecipano intensamente al cammino del figlio ai genitori che restano indifferenti e, al massimo, lasciano libero il figlio di fare la scelta cristiana. Quali che siano le situazioni, è indispensabile ricercare il coinvolgimento della famiglia, per lo meno di alcuni suoi membri (anche solo fratelli o sorelle, parenti ecc.) o di persone collegate alla famiglia che possano “adottare spiritualmente” il fanciullo che intraprende il cammino. Nel contesto scristianizzato in cui viviamo, è importante creare attorno al fanciullo un ambiente di vita cristiana, rappresentato, oltre che dai catechisti e dal gruppo di catechismo, anche dai padrini, dai familiari e, almeno in alcuni momenti più significativi, dalla comunità tutta.

 

 

Criteri di diversificazione

 

49.  I criteri, in base ai quali sono pensati i diversi cammini e sono offerti (non imposti) per essere scelti dai fanciulli e dai loro familiari, sono soprattutto due. Già le predisposizioni e attitudini personali possono consigliare un cammino piuttosto che un altro (perché ad es. uno esige più tempo a disposizione, l’altro meno; uno è più dinamico, l’altro è più statico e così via). Ma il principale criterio della diversificazione è costituito dalla diversità della situazione religiosa in cui si trova e vive il fanciullo. È un conto che uno sia battezzato o non lo sia;  che abbia già ricevuto una significativa educazione cristiana o che non abbia mai sentito parlare di Dio o di Gesù; che abbia alle spalle un ambiente dove si respira la fede cristiana o che la situazione familiare sia indifferente od ostile ecc.        

Il colloquio personale con il ragazzo e la famiglia sarà un passo necessario da introdurre nella prassi pastorale, per avviare consapevolmente il cammino d’IC e per consigliare un itinerario piuttosto che un altro.

Come si vede il criterio di diversificazione non è quello della classe scolastica; il che significa che possono fare un medesimo cammino anche ragazzi appartenenti a classi scolastiche differenti, pur tenendo presente che, per ragioni educative, l’età dei partecipanti non potrà essere eccessivamente diversa.

 

 

Indicazione di possibili itinerari

 

50.  Vengono qui presentati succintamente quattro possibili itinerari, avvertendo che non è necessario attivarli tutti, anzi che non è opportuno introdurli tutti contemporaneamente, anche perché ogni itinerario esige la preparazione adeguata dei catechisti e animatori e l’accompagnamento, alquanto assiduo, da parte dei presbiteri.

 

 

Itinerario ordinario

 

51.  È l’itinerario che riprende quello normalmente seguito nelle nostre Parrocchie con l’aggiunta di alcune significative novità.

L’itinerario ordinario, ricalcando quello tradizionale che è sempre stato offerto a tutti indistintamente, mantiene la stessa caratteristica universale, nel senso che ad esso possono accedere tutti i fanciulli.

Esso comporta per i ragazzi un incontro di gruppo settimanale con uno o più catechisti; per i familiari, un percorso formativo parallelo.

Il cammino dura complessivamente circa 6 anni e prevede:

-    un tempo (di circa un anno) di preparazione dei genitori (vedi n. 57)

-         un tempo (di circa due anni) che si potrebbe chiamare di prima evangelizzazione, nel quale si annunciano ai fanciulli gli elementi essenziali del Vangelo, si introduce nella storia della salvezza e si riscopre il proprio Battesimo, con il rinnovo delle promesse battesimali (verso la fine del secondo anno) e con la celebrazione del Sacramento della Riconciliazione (verso la fine del terzo anno) 

-         il tempo (di circa due anni) dell’approfondimento del Vangelo e della preparazione ai  Sacramenti della Confermazione e dell’Eucaristia, che vengono celebrati secondo questo ordine, al quinto anno, in una medesima celebrazione presieduta dal vescovo o da un suo delegato;

-         il tempo (di circa un anno) della mistagogia, durante la quale i ragazzi sono aiutati a cogliere in profondità e a tradurre nella vita i Sacramenti che hanno ricevuto.

Quanto ai testi  del catechismo, alle mète educative, alle modalità per far vivere le tre dimensioni (catechistica, celebrativa e caritativa), al coinvolgimento della famiglia ecc. cfr. gli allegati 1 e 2.

 

Una variante significativa, che non scombussola questo itinerario ordinario, è quella del “pomeriggio educativo”. Anziché trovarsi tutte le settimane per un’ora circa, dove non c’è tempo per fare significative esperienze di vita cristiana, la variante propone di fare la catechesi ogni 15 giorni prolungandola per tutto un pomeriggio, da  concordare eventualmente con la scuola attraverso i genitori. In tal modo vi è la possibilità di far vivere ai ragazzi un’esperienza globale di vita cristiana, in quanto c’è tempo per pregare, per ascoltare la parola di Dio e l’annuncio del catechista, per giocare e  lavorare (cartelloni, scenette ecc.), e anche per esperienze celebrative e caritative[79].

 

 

Itinerario catecumenale

 

52.  È l’itinerario della Nota pastorale del Consiglio Episcopale Permanente della CEI, L’iniziazione cristiana: 2. Orientamenti per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni, Roma 1999.

Questo itinerario è proposto per tutti i fanciulli e i ragazzi non ancora battezzati, ma, poiché prevede un gruppo di coetanei che camminino con loro,  è accessibile anche a dei fanciulli già battezzati. In particolare è consigliabile per quei fanciulli e ragazzi che, pur essendo già battezzati, devono partire da zero, non avendo mai avuto nessuna (o quasi) educazione cristiana.

L’itinerario riprende l’antico catecumenato e lo applica ai ragazzi. Esso comprende:

-         la prima evangelizzazione (non meno di un anno) che termina con la tappa/celebrazione dell’ammissione al catecumenato;

-         il catecumenato in tre fasi (di circa un anno ciascuna), che termina con la tappa/celebrazione della elezione o chiamata al Battesimo;

-         l’ultima quaresima, che termina con la tappa/celebrazione dei tre sacramenti dell’IC, cioè Battesimo, Confermazione ed Eucaristia;

-         la mistagogia (non meno di un anno).

Le note caratteristiche di questo cammino sono le seguenti:

-         si tratta di un cammino globale che fa molto spazio al momento celebrativo;

-         si regge sulla presenza viva della comunità, rappresentata dal “gruppo catecumenale” (ragazzi, catechisti, padrini, familiari), il quale ha degli specifici momenti di incontro;

-         è un cammino progressivo a tappe, dove non è possibile passare oltre finché non si sia interiorizzata a livello di vita cristiana la tappa precedente;

-         i sacramenti dell’IC sono celebrati nella loro unitarietà e secondo l’ordine teologicamente più corretto: infatti “intorno agli 11 anni, possibilmente nella Veglia pasquale, i catecumeni celebrano i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana, mentre i coetanei già battezzati celebrano la Confermazione e la prima Eucaristia[80].

Per quanto riguarda gli obiettivi, i contenuti, le esperienze di vita cristiana, le celebrazioni dei vari tempi si veda nell’allegato 3 il “quadro sinottico del cammino”[81].

 

 

Itinerario associativo

 

53.  “L’esperienza conduce a dare oggi sempre maggiore importanza alla vita associativa, che si manifesta nella molteplicità di gruppi variamente articolati. Fra i tanti, hanno rilievo i gruppi che assumono le finalità apostoliche della Chiesa, collaborano con i Pastori in modo loro proprio e trovano nella formazione spirituale e nella catechesi i momenti fondamentali delle loro attività, i motivi profondi dell’azione apostolica”[82]. Senza rinunciare alla titolarità di responsabile dell’IC, la Parrocchia può avviare, tra gli itinerari differenziati d’IC, anche un qualche cammino associativo. In modo particolare là dove la Chiesa particolare ritenga pastoralmente opportuno avviare itinerari differenziati, l’Azione Cattolica Ragazzi può essere  proposta come uno di questi[83].

In modo particolare le associazioni si sforzino, con la loro proposta, di raggiungere anche quei fanciulli e ragazzi che, mancando di un adeguato ambiente familiare di fede, hanno bisogno di un gruppo dove fare esperienze prolungate di effettiva vita cristiana, incarnando in questa maniera la tensione missionaria di tutta la Chiesa.

Perché un’associazione possa realizzare un itinerario d’ICFR, vanno richiesti e verificati i seguenti criteri di fondo:

-         gli itinerari formativi devono sviluppare al loro interno una vera e propria catechesi sistematica, organica e completa, fedele al Documento di base e ai nuovi catechismi;

-         ogni itinerario di catechesi dei fanciulli e dei ragazzi dovrà collocarsi dentro un progetto pastorale di cui la Chiesa particolare e la comunità parrocchiale sono responsabili […];

-         l’effettivo utilizzo del catechismo della CEI che va direttamente consegnato ad ogni fanciullo e ragazzo […];

-         la partecipazione di tutti i catechisti ed educatori a specifici incontri formativi stabiliti dalla Chiesa particolare e dalla Parrocchia per favorire comuni traguardi di preparazione e di servizio[84]. 

Quanto ai tempi e alle celebrazioni, soprattutto dei Sacramenti, l’itinerario associativo seguirà il cammino ordinario.

 

 

Itinerario familiare

 

54.  L’itinerario familiare consiste nell’affidare, almeno in parte, ai genitori il cammino di catechesi dell’IC dei propri figli. Esso si fonda sulla convinzione che educare alla fede i figli è compito primario dei genitori cristiani e questa opera educativa si mostra non solo nello svolgere specificamente la catechesi ma anche e soprattutto nel modo di impostare la vita familiare. La parrocchia collabora coi genitori nell’opera di trasmissione della fede e nel favorire un’esperienza comunitaria.

L’itinerario familiare è consigliabile per quei fanciulli e ragazzi che nella loro famiglia  già stanno  facendo un buon cammino di vita cristiana e i cui genitori abbiano tempo, voglia e capacità di offrire la catechesi ai propri figli.

Le modalità di attuazione possono essere varie. Comunque, per intraprendere questo tipo di itinerario sono da tenere presenti le seguenti condizioni:

-         i genitori devono trovarsi almeno due volte al mese per la propria formazione e per preparare insieme con un responsabile (per lo più il presbitero) gli incontri di catechesi da tenere ai ragazzi;

-         ai ragazzi sia offerta la possibilità di fare contemporaneamente anche un cammino di gruppo, con un proprio catechista. Si dovrà pensare ad una alternanza tra gli incontri di catechesi in gruppo e gli incontri in famiglia (ad es. alternare un incontro settimanale in gruppo e un incontro settimanale in famiglia; oppure progettare la catechesi familiare nei tempi forti e la catechesi di gruppo per il restante dell’anno o viceversa ecc.);

-         siano previste delle verifiche annuali personalizzate del cammino che si sta svolgendo, coinvolgendo in esse il prete responsabile, il catechista e i genitori. Tali verifiche saranno particolarmente profonde in occasione dell’ammissione ai Sacramenti;

-         durante l’anno siano programmate delle giornate o dei pomeriggi in cui possano trovarsi insieme (a pregare, giocare, fare un’esperienza educativa o di catechesi ecc.) i ragazzi, i genitori,  il catechista e il presbitero responsabile.   

Quanto ai tempi e alle celebrazioni si seguiranno le indicazioni del cammino ordinario.   

 

 

 

 

Casi particolari

 

55.  Gli itinerari proposti, pur essendo aperti anche a gruppi che non appartengono alla stessa classe scolastica, prevedono dei fanciulli che iniziano il loro cammino specifico di catechesi verso i 7 anni. Tuttavia possono esistere anche delle situazioni più problematiche (es. fanciulli che si presentano a 9  o 10 anni; genitori non battezzati che chiedono il battesimo per i propri figli ecc.): come comportarsi? Ogni caso dovrà essere valutato e seguito personalmente. Tuttavia si possono dare alcuni criteri di orientamento:

a)      se un ragazzo ha già compiuto i 14 anni e non è stato ancora battezzato deve seguire l’itinerario dell’IC degli adulti;

b)      se un fanciullo di età inferiore ai 14 anni non è stato ancora battezzato, si può scegliere tra due ipotesi: o segue dall’inizio l’itinerario catecumenale (vedi n. 52) oppure, dopo almeno quattro anni di evangelizzazione e catechesi, riceverà i tre Sacramenti dell’IC, quando i propri coetanei ricevono la Cresima e l’Eucaristia;

c)      come principio generale, anche i fanciulli già battezzati, a qualsiasi età si presentino,  non vengano ammessi alla Cresima e all’Eucaristia se non dopo almeno quattro anni di evangelizzazione e di catechesi. Compatibilmente con quanto detto sopra, è bene comunque  che ognuno faccia il proprio cammino insieme con ragazzi che più o meno hanno la stessa età; eventualmente si potrà intervenire con opportune integrazioni a livello personale;

d)      nel caso di richiesta di battesimo per dei bambini che sono figli di genitori ambedue non battezzati, di norma tali bambini non vengano battezzati sotto i 7 anni; oltre i 7 anni possono ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana, dopo aver seguito l’itinerario catecumenale  (cfr. n. 52) o l’itinerario indicato al n. 55b.

 

 

I fanciulli e i ragazzi disabili

 

56.  Particolare delicatezza e sensibilità esige la situazione dei fanciulli e dei ragazzi con difficoltà di apprendimento, di comportamento e di comunicazione. Sull’esempio di Cristo, le comunità cristiane, superando pregiudizi e resistenze, siano aperte all’accoglienza di tutti i piccoli, i poveri e i sofferenti, ricordando che il lieto annuncio del regno di Dio è promesso in primo luogo a loro. Si dovrà anche tener presente che, anche nel caso dei disabili, «il Battesimo è per sua natura ordinato al completamento crismale e alla pienezza sacramentale che si raggiunge con la partecipazione all’Eucaristia»[85].

Per lo svolgimento dell’itinerario di iniziazione cristiana delle persone disabili ci si attenga a queste indicazioni:

a)      è necessario anzitutto cercare il coinvolgimento della famiglia;

b)      è indispensabile avvalersi di catechisti che abbiano acquisito sensibilità alla specifica situazione dei fanciulli e ragazzi disabili;

c)      l’itinerario di iniziazione cristiana dovrà essere adattato alle possibilità della persona;

d)      per quanto è possibile, il fanciullo non compia l’itinerario da solo, ma in gruppo, così da evitare qualsiasi emarginazione o discriminazione;

e)      se opportuno, anche per favorire la ricezione, la celebrazione dei tre sacramenti potrà essere distanziata nel tempo[86].

 

 

 

 

Come procedere?

 

57.  Si  parte con l’attività catechistica vera e propria dei fanciulli verso i 7 anni. Durante l’anno precedente si convocano insieme per una serie di incontri (circa uno al mese) i fanciulli di 6 anni con i loro genitori e, mentre i primi stanno con un catechista o educatore (per giochi, preghiere, canti e attività varie di accoglienza e socializzazione), i genitori sono introdotti progressivamente al senso e ai problemi anche attuali dell’IC (si potrebbe presentare a loro le prime due parti di questo documento sull’ICFR).

Verso la fine degli incontri si presentano i cammini diversificati, precisando il senso e le caratteristiche di ognuno di essi e invitando i genitori a riflettere per decidere poi, insieme col parroco o curato, quale sia il cammino più adatto da far seguire al proprio figlio con l’inizio del nuovo anno catechistico.

È ovvio che il discorso dei cammini diversificati d’ICFR presuppone una parrocchia con un numero considerevole di fanciulli. Per le altre parrocchie è ipotizzabile un progetto interparrocchiale o di “unità pastorale”.

 

Conclusione

 

58. L'iniziazione cristiana ha una dura-ta limitata nel tempo. Il cristiano diventa "iniziato" con la celebrazione del Batte-simo, Cresima ed Eucaristia. Di fatto il processo di IC si conclude con il tempo della mistagogia. La formazione dell' "ini-ziato", invece continua per tutta la vita. Per questo la cura materna della Chie-sa, attuata con sollecitudine lungo il pro-cesso iniziatico, deve proseguire e raf-forzarsi con rinnovato affetto e premura dopo l'iniziazione. Si dovrà offrire a que-sti ragazzi appena "iniziati" l'aiuto per un maggior inserimento nella comunità cri-stiana, l'opportunità di una partecipazio-ne sempre più viva alla vita della parroc-chia e la possibilità concreta di aderire ad idonee esperienze di catechesi e di formazione cristiana permanente.


 

ALLEGATO N°1

 

ITINERARIO ORDINARIO PER L’INIZIAZIONE CRISTIANA

DEI FANCIULLI E DEI RAGAZZI

 

 

 

Tempo della prima evangelizzazione

 

Tempo della preparazione e celebrazione dei sacramenti dell’ IC

 

 

Nel tempo della mistagogia

 

Testi di riferimento

·        LASCIATE CHE I BAMBINI VENGANO A ME

·        IO SONO CON VOI

 

·        SARETE MIEI

TESTIMONI

·        VENITE CON ME

·        VI HO CHIAMATO AMICI

 

Durata

 

CIRCA DUE ANNI

 

 

CIRCA DUE ANNI

 

CIRCA UN ANNO

 

Meta educativa

 

INTRODURRE COSCIENTEMENTE E COERENTEMENTE NELLA STORIA DELLA SALVEZZA, RISCOPRENDO IL PROPRIO BATTESIMO

 

 

VIVERE I SACRAMENTI DELL’INIZIAZIONE

 

ESSERE PRONTI A TESTIMONIARE DA RAGAZZI IL DONO DELLA SPERANZA CHE LA FEDE HA GENERATO

 

Meta celebrativa

 

CELEBRAZIONE DEL RINNOVO DELLE PROMESSE BATTESIMALI

. CELEBRAZIONE DELLA PRIMA CONFESSIONE

 

 

CELEBRAZIONE

DELLA CONFERMAZIONE E

DELLA PRIMA EUCARISTIA

 

 

CELEBRAZIONE DELL’IMPEGNO PUBBLICO A VIVERE L’ESISTENZA CRISTIANA

 

Note sulla celebrazione

 

DA VIVERE IN UN CONTESTO COMUNITARIO  ACCOMPAGNATO DA UN GESTO CONCRETO, SEGNO DELL’IMPEGNO A VIVERE QUANTO CELEBRATO

 

DA VIVERE IN CLIMA FESTOSO E SOBRIO ACCOMPAGNANDO GESTI CONCRETI DI CONDIVISIONE

 

DA VIVERE COME ESPERIENZA FORTE DI MANIFESTAZIONE E DI CORRESPONSABI-LITA’ASSUMEN-DOSI UN IMPEGNO PRECISO NELLA COMUNITA’

 

 

Coinvolgimento della famiglia

 

- Condurre gli adulti ad una nuova attenzione alla comunicazione di atteggiamenti religiosi e di  gesti di perdono

- condividere esperienze di preghiera domestica

 

 

- Seguire con rinnovata conoscenza  i momenti dell’anno liturgico

- Condividere le scansioni formative e celebrative dell’IC

 

- Testimoniare a fianco dell’iniziato, accompagnandolo nell’assunzione di impegni concreti


ALLEGATO N°2

 

 

 

CONTENUTI E DIMENSIONI DELL’ITINERARIO ORDINARIO

 

 

 

 

Tempo della prima evangelizzazione (circa 2 anni)

 

 

Tempo della celebrazione dei Sacramenti dell’IC (circa 2 anni) 1

 

Tempo della mistagogia (1 anno)

 

Dimensione catechistica

1.        Gli uomini interessano a Dio ed Egli ha voluto rivelarsi e comunicare il suo amore

2.        La misericordia del Padre in Gesù è la parola sintetica del messaggio

3.      Il mistero pasquale è il luogo della misericordia

 

1.    La  persona di Gesù è il centro dell’itinerario

2.   La Chiesa manifestatasi nella Pentecoste è il corpo di Cristo

3.    Noi siamo i tralci della vite

4.   L’Eucaristia è il momento centrale della vita e della comunità cristiana

1.        Unitarietà fra creazione e redenzione

2.        Il volto autentico della Chiesa (origine, storia e missione)

3.        Proseguire nella conoscenza dello Spirito e nei suoi doni

4.        Accogliere l’escatologia come parte integrante della storia

 

Dimensione celebrativa

1.        I ragazzi scoprono alcuni luoghi della presenza di Dio: comunità, natura, Parola

2.        Gesù aiuta a conoscere la presenza di Dio per comunicare con Lui, per celebrare, per pregare da soli e in comunità

3.        Celebrare il rinnovo delle promesse battesimali, curando in particolare il momento della professione di fede come inizio dell’accompa-gnamento vocazionale

4.        La preghiera aiuta all’esame di coscienza

5.        Curare la prima celebrazione del Sacramento della Riconciliazione, facendo esperimentare la gioia e la gratuità del perdono di Dio

 

1.        Celebrare nello Spirito la riconoscenza per la presenza dell’Altro e del prossimo

2.        Il giorno del Signore diventa il centro  della formazione

3.        La significatività della celebrazione del giorno del Signore introduce alla valorizzazione della realtà sacramentale e apre all’Eucaristia – cibo

4.        Le potenzialità espresse dal corpo umano aiutano il ragazzo/a a scoprire nuove forme di dialogo con i fratelli e con Dio

1.        La liturgia è riscoperta oltre i segni materiali: celebrazione della vita e anticipo della vita futura

2.        Sperimentare l’aggancio fra liturgia e pre-ghiera personale

3.        Avviarsi un programma di vita spirituale

4.        Il ragazzo può assumere servizi temporanei nella celebrazione del culto e nella vita comunitaria

 

Dimensione caritativa

1.  Il ragazzo riconosce le prime dinamiche e antinomie fra individui e comunità, fra egoismo e solidarietà

2.   Avviare il ragazzo alle prime opere caritative, specie quelle spirituali.

3.   Far percepire la necessità della comunità per dare corpo alle proprie scoperte

4.     Nel fare il bene imparare a chiedere perdono

1.        Avvicinare il ragazzo alle prime scelte di vita e all’unico comandamento

2.        Educare a scoprire il proprio io e i suoi legami con la natura e la chiamata alla vita nello Spirito

3.        Verificare quanto la vita di gruppo sia esperienza di una comunità più grande

1.        Dal gruppo al territorio: con la propria presenza migliorare il mondo che ci circonda

2.        Il bene da fare è più grande delle proprie risorse: bisogna sempre ripartire

3.        Ttutto è possibile in Dio;

4.        La Provvidenza precede l’agire dell’uomo.

 

 

NB: Durante il secondo tempo  si preveda di:

e)      scrutinare su: sapere e credere / vivere e celebrare / crescere e amare

f)       celebrare: l’iscrizione o ammissione al cammino per ricevere i Sacramenti della Cresima e dell’Eucaristia/ - la consegna dei Vangeli / -

      la consegna della Croce, la consegna del Credo, la consegna del Pater ecc.

          


ALLEGATO N°3

 

QUADRO SINOTTICO DELL’ITINERARIO CATECUMENALE

 

 

                   

Tempi

obiettivo

contenuti

esperienze di vita cristiana

celebrazioni

1.       

Prima

evangelizzazione

(non meno di un anno)

-          formazione del gruppo catecumenale

-          scoprire e incontrare Gesù Cristo

-          scelta di continuare il cammino

-          Vangelo di Marco

-          catechismo della CEI: “Io sono con voi

-          lettura in famiglia del Vangelo

-          imparare il segno della croce

-          esperienze di comunione nel gruppo

 

 

Rito di accoglienza nel gruppo e nella parrocchia

2a.

Catecumenato:

prima fase

(non meno di un anno)

-          entrare nella storia della salvezza come protagonisti

-          professare la fede in Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo

-          atteggiamenti di fiducia, amore e obbedienza al Padre

-          Vangelo di Luca e Atti degli Apostoli

-          catechismi della CEI: “Sarete miei testimoni” (primi tre capitoli); “Venite con me” (‘fuori-testo’ biblici)

-          saper leggere la Bibbia in famiglia

-          interpretare la propria vita come progetto di Dio

-          fare l’esame di coscienza

Rito di ammissione al catecumenato

 

 

 

 

Alla fine, consegna del “Credo apostolico

 

2b.

Catecumenato:

seconda fase

(non meno di un anno)

-          scoprire l’amore del Padre, manifestato in Gesù

-          vivere l’amore a Dio con la preghiera

-          imparare a celebrare feste e Sacramenti cristiani

-          prima lettera di Giovanni; alcuni miracoli nei Sinottici; Lc c. 15 (il Padre misericordioso)

-          catechismi della CEI: “Venite con me” (in riferimento all’amore da vivere e da celebrare nei Sacramenti e nell’anno liturgico: cc. 2.3.6.11)

-          preghiera abituale in famiglia e nella comunità

-          partecipazione a momenti celebrativi dell’anno liturgico nella Parrocchia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alla fine, consegna della preghiera del Signore, “Padre nostro

2c.

Catecumenato:

terza fase (fino all’inizio dell’ultima Quaresima)

-          convertirsi, prendendo il Vangelo come annuncio e regola di vita nuova

-          impegno a diventare cristiani per seguire Gesù e vivere come Lui

-          vivere ogni giorno l’amore cristiano verso tutti

-          libro di Giona (appello alla conversione); il Decalogo (Esodo 20); Luca c. 10 (il Samaritano); Matteo cc. 5-7 (il discorso della montagna)

-          catechismi della CEI: “Venite con me”, c. 5 “Maestro, che cosa devo fare?”; “Vi ho chiamato amici”: c. 5 “Non più servi, ma amici”

-          nel gruppo, alcune esperienze significative di amore, perdono, solidarietà

-          verifica da parte dei genitori dei criteri morali con cui i ragazzi agiscono quotidianamente

 

Unzione prebattesimale (olio dei catecumeni) nella festa del Battesimo di Gesù. Celebrazione della Riconciliazione o Penitenza per i battezzati e celebrazioni penitenziali

 

 

Alla fine, consegna del “Precetto del Signore

 

3.

Ultima Quaresima

-          disporsi ad accogliere il dono di Dio nei Sacramenti

-          prepararsi spiritualmente nella preghiera e nel silenzio

-          ascesi e rinuncia

-          i testi biblici della Veglia pasquale

-          i Vangeli dell’anno A (Battesimo); Gv 6 e Lc 24 (Eucaristia)

-          catechismi della CEI: “Venite con me” (cc. 7.9: Battesimo ed Eucaristia); “Sarete miei testimoni” (c. 6: Confermazione)

 

-          intensificare la preghiera in casa

-          ritiro spirituale con il gruppo

-          ascesi, per apprendere le virtù cristiane della vita

Rito della Elezione o Chiamata definitiva

 

 

 

 

 

Scrutini o celebrazioni quaresimali: intercessioni per i chiamati

 

 

 

Celebrazione dei Sacramenti della Iniziazione Cristiana

(Battesimo, Cresima, Eucaristia)

durante la Veglia pasquale

 

 

4.

Mistagogia

(non meno di un anno)

-          partecipazione abituale ai Sacramenti della vita cristiana (Eucaristia domenicale, Riconciliazione)

-          conformazione della propria vita al Vangelo, vivendo i Sacramenti nella coerenza quotidiana

-          testimonianza della propria fede in tutti gli ambienti di vita

-          ricerca di un modo per rimanere nella comunità, diverso da quello del gruppo catecumenale

-          Vangelo di Giovanni (cc. 20-21: accogliere il Risorto nella nostra vita)

-          prima lettera ai Corinzi (come vivono i cristiani nella Chiesa); Matteo c. 18 (fare comunità nel perdono reciproco)

-          catechismi della CEI: “Venite con me” (c. 10 Perdonaci, Signore); “Sarete miei testimoni” (cc. 4-5: la Chiesa); “Vi ho chiamato amici” (c. 3.6: la vita nuova nella Chiesa)

 

-          presenza della famiglia alle celebrazioni dei Sacramenti nella comunità

-          inserimento dei ragazzi e delle famiglie nella attività della parrocchia (gruppi, oratorio…)

 

Consegna del Giorno del Signore. Celebrazione della prima Riconciliazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alla fine, anniversario del Battesimo

 

                             

 

 

 Abbreviazioni

 

CCC        = Catechismo della Chiesa Cattolica, Roma 1992

CdA       = CEI, La verità vi farà liberi. Catechismo degli adulti, Roma 1995

IC            = Iniziazione cristiana

ICFR       = Iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi

ICO1       = Cons. Ep. Permanente CEI, L’iniziazione cristiana. 1 - Orientamenti per il catecumenato degli adulti. Nota        

                 pastorale, Roma 1997

ICO2       = Cons. Ep. Permanente CEI, L’iniziazione cristiana. 2 - Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e dei

   ragazzi dai 7 ai 14 anni. Nota pastorale, Roma 1999

Let          = CEI, Lettera dei Vescovi per la riconsegna del testo “Il rinnovamento della catechesi”, Roma 1988

Nota       = Uff. Catechistico Naz., Il catechismo per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi. Nota per

                 l’accoglienza e l’utilizzazione, Roma 1991

RICA      = CEI, Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti, Roma 1978

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INDICE GENERALE                                                                                                                2

 

 

 

PRESENTAZIONE                                                                                                                    2

 

 

PREMESSE                                                                                                                                3

 

1.      Introduzione                                                                                                                           3

2.      Concetto di iniziazione cristiana                                                                                              3

3.      Titolarità                                                                                                                                3

 

 

PARTE  I: ANALISI DELLA SITUAZIONE                                                                           5

 

1.      La situazione socio–religiosa                                                                                                   5

2.      La prassi vigente                                                                                                                    5

3.      Valutazione degli esiti attuali                                                                                                   6

4.      Ricerca delle cause                                                                                                                6

5.      Diffuso disagio degli operatori pastorali                                                                                   7

6.      Tentativi in atto                                                                                                                    7

7.      Necessità di una nuova prassi di iniziazione cristiana                                                                7

8.      Cosa suggerisce la situazione storica?                                                                                     8

 

 

PARTE II: ORIENTAMENTI FONDAMENTALI PER UNA NUOVA PRASSI

                    DELL’ICFR                                                                                                          10

 

1.      Indicazioni biblico–teologiche fondamentali                                                                           10

2.      Finalità                                                                                                                                 14

3.      Orientamenti e scelte pastorali                                                                                              15

 

 

PARTE III: ITINERARIO ORDINARIO E CAMMINI DIFFERENZIATI                      20

 

1.      Il principio                                                                                                                           20

2.      Aspetti problematici e condizioni di attuabilità                                                                       20

3.      Elementi comuni ad ogni itinerario                                                                                         20

4.      Criteri di diversificazione                                                                                                      21

5.      Indicazione di possibili itinerari                                                                                              22

6.      Casi particolari                                                                                                                     25

7.      I fanciulli e i ragazzi disabili                                                                                                   25

8.      Come procedere                                                                                                                  26

9.      Allegati                                                                                                                                27

10.  Abbreviazioni                                                                                                                       31

 

 

 

 

 



[1] G. Sanguineti, Gesù Cristo ieri, oggi e sempre. Giubileo e nuova evangelizzazione nella Chiesa bresciana. Scelta Pastorale, Brescia 1999, p. 3.

[2] Cfr. Nota, n.7; CdA, n. 664.

[3] Nota, n. 2.

[4] Cfr. ICO1, premessa; Nota, n. 19.

[5] Nota, n. 8.19.

[6] ICO1, premessa.

[7] Cfr. Nota, n. 8.

[8] CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti pastorali per il primo decennio del Duemila, Roma 2001, n. 46.

[9] Diocesi di Brescia, Vademecum per la celebrazione dei sacramenti, Brescia 1990, pag. 21.

[10] ivi, pag. 28.

[11] ivi, pag. 33.

[12] Si tratta del seminario sull’iniziazione cristiana, tenutosi a Roma dal 10 al 12 aprile 2002  e promosso dalla “Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi”, in collaborazione con la “Commissione episcopale per la liturgia”. L’intervento di F. Lambiasi è citato in “Settimana” del 21 aprile 2002, p. 1.

[13] Cfr. GS 44.

[14] Cfr. GS 4. 11.

[15] Giovanni Paolo II, Discorso all’assemblea del Convegno, in Il Vangelo della carità per una nuova società in Italia. III Convegno ecclesiale. Palermo, 20-24 novembre 1995, Ed. Vaticana, Roma 1996, p. 10,  n. 2.

[16] CEI, Con il dono della carità dentro la storia. Nota pastorale, Roma 1996, n. 23.

[17] Giovanni Paolo II, Discorso all’assemblea del Convegno, cit., n. 4.

[18] Cfr. Atti 11, 26.

[19] Cfr. Mc. 1, 14-18.

[20] Cfr. Gv. 13, 14-15.34.

[21] Cfr. Mt. 25, 31 ss..

[22] Cfr. Mt. 12, 41-42.

[23] Cfr. Gv. 13, 13-14.

[24] Cfr. Gal. 2, 20.

[25] Cfr. Ef. 3, 17.

[26] Cfr. Gv. 15, 9-15.

[27] 1 Cor 15, 2

[28] Cfr. Gal. 1, 18; 2, 2.

[29] Cfr. Mt. 28, 16-20.

[30] Cfr. 1 Gv. 1, 1-4.

[31] RICA, Intr. gen., n.3.

[32] Cfr. Mc. 5, 34.

[33] Cfr. Gal. 2, 15-21; Rom. 3, 28.

[34] Gc. 2, 17.

[35] Gal. 5,6; cfr. 1 Gv. 3, 23; 4, 16.

[36] Nota, n. 5.

[37] Nota, n. 6.

[38] CCC,  n. 1229; cfr. ICO1,  n. 25.

[39] LG 11.

[40] ICO1 n. 9.

[41] Cfr. RICA, Premesse, n. 3: “L’Ordo sottolinea il particolare significato che ha la stretta e organica connessione dei tre sacramenti di iniziazione: il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia, che ne costituisce il culmine”.

[42] Cfr. DV 15. Cfr. anche il Direttorio Generale per la Catechesi, Ed. Vaticana, Città del Vaticano 1997, pp. 155-161.

[43] Cfr.  1 Cor. 3,2; Eb 6,1.

[44] Commenti sul Diatessaron 1, 18-19; SC 121, 52-53.

[45] CdA, n. 666.

[46] R. Falsini, L’iniziazione cristiana e i suoi sacramenti, ed. OR, Milano 1986, pag. 55.

[47] LG 11.

[48] Cfr. 1 Cor. 10, 17

[49] Cfr. Atti 10, 1-48

[50] Nota, n. 8. Cfr. ivi, n. 3: “La vita della comunità è l’ambiente vitale entro cui l’iniziazione può svolgersi con frutto”.

[51] Cfr. Nota, n. 2.

[52] Cfr. G. Sanguineti, Gesù Cristo ieri, oggi e sempre, cit., pp. 11-17.

[53] Cfr. ivi, pp. 17-21.

[54] RICA, Introd., n. 1

[55] Cfr. G. Sanguineti, Gesù Cristo ieri, oggi e sempre, cit., pp. 21-24.

[56] Ivi, p. 22.

[57] ICO1, Premessa.

[58] Let, n. 12.

[59] Nota, n. 6. Cfr. ICO2, n. 29: “Nell’iniziazione cristiana la famiglia ha un ruolo tutto particolare […]. Quali che siano le situazioni, è bene ricercare il coinvolgimento della famiglia o di alcuni suoi membri – fratelli o sorelle, parenti… - o di persone strettamente collegate alla famiglia”.

[60] CdA, n. 665.

[61] Diocesi di Brescia, Vademecum per la celebrazione dei sacramenti, Brescia 1990, pag. 16.

[62] Congr. Dottr. d. Fede, Istruzione sul battesimo bambini, Roma 1980,  n. 28.

[63] Nota,  n. 6.

[64] CdA, n. 666.

[65] ICO2, n. 50.

[66] Cfr anche ICO1, nn. 55-83.

[67] Cfr. CdA, n. 666.

[68] Nota, n. 24.

[69] Let,  n. 7.

[70] Nota, n. 8; cfr. anche ICO2, n. 27: “Il gruppo è l’ambiente umano in cui concretamente il fanciullo incontra e fa l’esperienza della Chiesa”.

[71] Nota, n. 24.

[72] Nota, n. 3.

[73] ICO1, Premessa.

[74] Nota, n. 8.

[75] Nota, n. 8.

[76] Cfr. Nota, n. 8.

[77] RICA, Introd., n. 2.

[78] Per una guida alle varie celebrazioni cfr. G. Venturi, Iniziazione cristiana dei ragazzi: celebrazioni, Queriniana, Brescia 2002.

[79] Esiste già una guida catechistica per questa esperienza dei pomeriggi educativi: cfr. M. Carminati - P. Marchesi – G. Scotti, Guida al catechismo, 6 voll., LDC, Torino 1998.

[80] ICO2, n. 54.

[81] Per questo itinerario esiste una guida curata dal Servizio Nazionale per il Catecumenato, che tuttavia esige di essere ulteriormente mediata e completata: Guida per l’itinerario catecumenale dei Ragazzi, LDC, Torino 2001

[82] CEI, Il rinnovamento della catechesi, ed. Vaticana, Città del Vaticano 1970, n. 153.

[83] Cfr. Nota, n 26. Il testo rimane aperto all’apporto anche di altre associazioni: “L’Azione cattolica ragazzi in particolare con la sua presenza capillare e il suo progetto formativo, insieme all’Agesci e ad altre associazioni, movimenti e gruppi che operano nel campo della pastorale dei fanciulli e dei ragazzi, presenti nella comunità, offrono un servizio ecclesiale che permette una molteplicità di proposte educative sostenute da interessanti mediazioni pedagogiche e didattiche”.

Si tenga presente che l’ACR predispone le guide apposite per la mediazione dei catechismi della CEI per l’ICFR.

[84] Nota, n. 26.

[85] ICO2, n. 58.

[86] Cfr. ICO2, n. 58.