Il primato della evangelizzazione degli adulti e il corso di formazione superiore dei catechisti

Relatore: don Renato Tononi, direttori U.C.D.

 

Abramo, Sara, comunità cristiana

Il relatore introduce l’argomento riferendosi al testo di Genesi 18.21 - “… Il Signore disse (ad Abramo): Tornerò da te fra un anno e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio. Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne. Allora Sara rise dentro di sé e disse: Avvizzita come sono dovrei provare la gioia, mentre il mio signore è vecchio!. Ma il Signore disse ad Abramo: Perchè Sara ha riso dicendo “potrò davvero partorire, mentre sono vecchia?” C’è forse qualcosa di impossibile al Signore? Al tempo fissato tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio ... Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito.

Abramo e Sara erano nella impossibilità di generare un figlio, rassegnati ad essere senza futuro, in attesa della fine. Anche le nostre comunità si sentono vecchie, stanche e rassegnate nel constatare il divario tra i molti battezzati e i pochi autentici cristiani. Allorché muore una persona anziana il posto rimane vuoto, non è più occupato da nessuno. Le comunità sono nella stessa situazione di Abramo e solitamente reagiscono andando alla ricerca delle responsabilità o cedendo alla pigrizia rassegnata che porta alla depressione spirituale.

Ma la bibbia dice che “Sara concepì e partorì un figlio nella vecchiaia”. La situazione di Abramo e di Sara diventa il luogo della visita di Dio che promette vite nuove, comunità nuove, che ricominciano a generare alla condizione che si cominci credere nell’efficacia della potente Parola di Dio. Occorre quindi ricominciare a credere intensamente che tutto può cambiare se rimettiamo al centro la Parola, ascoltata e annunciata.

 

Analogia con i primi tempi

La società in cui vivono oggi le comunità cristiane presenta sintomi di neopaganesimo. Giovanni Paolo II ha parlato della necessità di una “nuova evangelizzazione”, cioè di un vangelo da ascoltare e da annunciare (la fede nasce dall’ascolto “fides ex auditu”). A chi va rivolto l’annuncio? Nella situazione delle origini l’annuncio è, senza dubbio, sempre rivolto agli adulti.

La nostra situazione è analoga alla situazione dei primi tempi, allora la società era pagana, oggi è scristianizzata, quindi, oggi come allora, i destinatari primi dell’evangelizzazione sono gli adulti, che sono anche i genitori dei piccoli. L'evangelizzazione degli adulti è prioritaria.

Per evangelizzare gli adulti si può procedere direttamente oppure in modo indiretto. Il primo coincide con l’andare dalla gente incontrandola dove vive, nelle case, dato che la stragrande maggioranza non viene più. Deriva dal mandato di Gesù “andate, io vi mando”. Il modo indiretto consiste nel raggiungere gli adulti a partire dai bambini. Questo significa che i figli percorrono il cammino di fede che fanno anche i loro genitori, insieme a loro. In altre parole si rifiuta il principio della delega. Si tratta di aiutare i genitori a riscoprire la loro identità di “genitori” cristiani, che “generano” alla vita naturale e alla vita soprannaturale (sono le virtù insite al sacramento del matrimonio).

 

Le scelte della diocesi

Dal 1999, anno della scelta “Gesù ieri, oggi e sempre - Giubileo e nuova evangelizzazione nella Chiesa bresciano”, l’evangelizzazione degli adulti è diventata una priorità per la Diocesi.

Dal 2003, anno della pubblicazione del nuovo modello di Iniziazione cristiana del fanciulli e dei ragazzi, parte la scelta dell’evangelizzazione degli adulti indiretta, cioè a partire dall’iniziazione dei bambini. Infatti, l’elemento caratteristico del nuovo modello di ICRF è l’accompagnamento dei genitori o di una qualche figura di adulto cristiano: adulti insieme con i bambini o bambini insieme con gli adulti.

 

Evangelizzazione degli adulti

Per l’evangelizzazione degli adulti occorre pensare anche ai laici come annunciatori del vangelo. Ci vogliono infatti molti catechisti per un’opera che permetta di ascoltare insieme la Parola nella case (attraverso per es. i centri di ascolto). I catechisti per gli adulti possono anche diventare accompagnatori dei genitori e dei bambini nell’ICFR.

"non è possibile … pensare oggi ad una evangelizzazione capillare degli adulti, che raggiunga, quindi, il maggior numero possibile anche dei lontani, dei non credenti e dei non cri­stiani, senza il coinvolgimento di catechisti e missionari laici. …  Certo ogni cristiano è intrinsecamente un missiona­rio, ma all'interno di ogni comunità lo Spirito chiede a qualcuno di annunciare il Vangelo in forma più ufficiale, a nome della Chiesa stessa: è la figura del catechista, da intendersi, perciò, non come un servizio che uno fa a suo piacimento, ma come una vera vocazione ministeriale". (nota pastorale 2000, n. 21)

Se si tratta di vocazione non siamo noi i proprietari, ma solo lo Spirito Santo. Il Cpp deve fare un’opera di discernimento spirituale comunitario per cercare di scoprire chi nella comunità è chiamato a questo servizio pastorale.